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Lo scontro Micciché-Armao
Alta tensione verso il rimpasto


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L'assessore non replica all'attacco del leader forzista. Botta e risposta Bartolozzi-Germanà sulla Lega.

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PALERMO – La tensione ormai è alle stelle. E non da oggi, per la verità. L'ultima stoccata di Gianfranco Micciché a Gaetano Armao, a cui il leader di Forza Italia contesta la gestione del dossier Province in un'intervista a Livesicilia, è appunto solo l'ultima. E l'escalation non si arresta in vista del rimpasto di governo, per il quale il presidente dell'Ars auspica un'uscita di scena dell'assessore all'Economia. Che, interpellato, decide di non rispondere a Micciché.

Il contestato ad Armao (da Micciché e prima anche dal suo nuovo alleato di ferro Cateno De Luca) accordo con lo Stato sulle ex Province è stato firmato dal presidente Nello Musumeci, che ha definito a Sala d'Ercole quell'intesa “l'unico possibile accordo che si potesse raggiungere in queste condizioni”, dando atto ad Armao del lavoro svolto con tenacia. Tanto che lo stesso Armao, scrivendo su facebook del dibattito d'Aula di domani, dice che l'intesa "consente di salvare le ex-province ed il trasporto pubblico locale e ringrazio il Presidente Musumeci per l'apprezzamento che ne ha fatto all'Ars la scorsa settimana, il Presidente dell'Anci-Sicilia ed i sindacati regionali - che preparano le nuove norme di attuazione in materia finanziaria che dia finale attuazione agli artt. 35, 37 e 38 del Statuto".

Giusi Bartolozzi



L'ultima legna sul fuoco dello scontro oggi è stata offerta dalla presunta tregua dei miccicheiani verso Salvini. Tregua imposta a Micciché da Arcore? Niente affatto, giura il commissario forzista, che vede dietro questo retroscena circolato sulla stampa lo zampino dei suoi nemici. Intanto, Giusy Bartolozzi, deputata forzista e compagna di Armao, ha subito rimarcato come “dopo mesi di attacchi e di scomposte invettive, finalmente il coordinamento regionale siciliano di Forza Italia ha capito che si doveva cambiare rotta cosi' allineandosi alla chiara posizione indicata dal presidente Berlusconi sulla naturale alleanza di centrodestra”. Bartolozzi aggiunge: ''Potremmo dire che avevamo visto giusto e che altri erano fuori pista, ma ciò che conta e' la raggiunta unita' ed armonia del partito in Sicilia”. I miccicheiani non sono rimasti con le mani in mano. "Leggo con piacere le parole della collega Giusi Bartolozzi che ha ritrovato argomenti concilianti e volti al bene del nostro partito". Lo dice il deputato nazionale Nino Germanà che aggiunge: "Io credo che il Coordinamento Siciliano di Forza Italia non ha mai messo in dubbio la naturale collocazione del partito nell’area del centro destra unito, ma ha sempre orgogliosamente rivendicato una grande storia ed una forte identità che non potrà mai essere svenduta al populismo del momento”.

La temperatura dello scontro è salita durante la campagna elettorale delle Europee. Che ha visto Armao, vicino ad Antonio Tajani, sostenere Salvatore Cicu. Scelta che non è andata giù a Micciché, anche se adesso il leader di Forza Italia giura che non è per quello che vuole la testa politica del vicepresidente della Regione. E attacca sull'accordo su Città metropolitane e Liberi consorzi, accordo che fu benedetto dall'Anci di Leoluca Orlando e anche dai sindacati. È innegabile che le tensioni elettorali abbiano lasciato uno strascico. Non solo su questo fronte. C'è anche la ferita aperta per lo scontro con Saverio Romano, battuto al fotofinish da Giuseppe Milazzo. E infatti oggi una nota vagamente polemica in cui si tirava in ballo Micciché è arrivata anche dal capogruppo dei Popolari e autonomisti Carmelo Pullara. Le tossine della campagna elettorale sembrano ancora da smaltire dentro e attorno a Forza Italia.