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Martino e il 'tredici negato'
Morto senza riscuotere


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foto d'archivio

Si è spento dopo quasi quarant'anni di lotte giudiziarie senza riuscire a ottenere la vincita

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Quella domenica di inizio novembre 1981 era una come tante, ma a Martino Scialpi avrebbe cambiato la vita. Quel giorno il venditore ambulante vinse oltre un miliardo di lire al Totocalcio, o almeno così ha sempre pensato e sostenuto per quasi quarant'anni. E con quella convinzione se n'è andato, a 67 anni, stroncato da un infarto, senza mai essersi visto riconoscere la vincita nonostante un'infinita battaglia giudiziaria con lo Stato.

Scialpi fu processato con l’accusa di truffa allo Stato. Assolto in via definitiva nel 1987, gli venne anche restituita la schedina originale, giocata a Ginosa (Taranto). Un miliardo tre milioni e 51 mila lire la vincita esatta. Per circa quarant'anni l'uomo si è contrapposto al Coni e al Ministero delle Finanze, che si sono sempre rifiutati di pagare. Eppure, l'autenticità della schedina non è mai stata smentita: il problema sarebbe stato sempre e soltanto il mancato arrivo della matrice all'archivio corazzato del Totocalcio.

Scialpi ha vissuto viaggiando di tribunale in tribunale, spendendo centinaia di migliaia di euro di spese legali - come diceva lui stesso - e affrontando il divorzio dalla moglie. E via via la storia assumeva contorni più oscuri: Il Corriere della Sera scrive che nel 2016 un tribunale aveva iscritto 36 persone nel registro degli indagati per abuso d’ufficio, tra vertici del Coni e magistrati dei tribunali di Taranto, Bari e Roma succedutisi nel tempo, ufficiali della Guardia di Finanza, un dirigente dell’Azienda Monopoli di Stato e alcuni avvocati del foro di Roma, di Taranto e dell’Avvocatura dello Stato. Situazione che aveva portato un giudice civile a sollecitare le parti ai fini di tentare una conciliazione, rifiutata, però, dal Coni.