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CORRUZIONE

"Mazzette all'assessorato"
Così spingevano le pratiche


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L'assessorato regionale al Territorio e ambiente

L'inchiesta su Arata e Nicastri arriva al cuore della burocrazia regionale


PALERMO - L'inchiesta arriva al cuore della burocrazia regionale. Nell'ambito delle indagini che hanno portato all'arresto, per corruzione, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni, di Paolo Arata, del figlio Francesco, dell'imprenditore trapanese Vito Nicastri e del figlio Manlio, è finito ai domiciliari Alberto Tinnirello, che fino a poco tempo fa era dirigente dell'assessorato regionale all'Energia.

Non è l'unico dipendente pubblico sotto inchiesta. Nel registro degli indagati ci sono pure Giacomo Causarano, dirigente dell'assessorato all'Energia, e il funzionario del comune di Calatafimi Angelo Mistretta. Entrambi sono accusati di corruzione per l'esercizio delle funzioni. Al presidente della Commissione Via (Valutazione d'impatto Ambientale) dell'assessorato regionale, Alberto Fonte, è contestato l'abuso d'ufficio. La Dia sta effettuando perquisizioni in assessorato.

"Quanto gli abbiamo dato a Tinnarelli? (Tinnirello ndr)", diceva Arata non sapendo di essere intercettato. L'ex consulente della Lega definiva poi Causarano "un corrotto".

Secondo la ricostruzione del procuratore Francesco Lo Voi, dell'aggiunto Paolo Guido e del sostituto Gianluca De Leo, Tinnirello avrebbe incassato una tangente, non quantificata dai pm, per fornire informazioni sullo stato delle pratiche amministrative per la richiesta di autorizzazione integrata ambientale. Un documento fondamentale per attivare gli impianti di bio-metano di Franconfonte e Calatafimi-Segesta della Solgesta srl. di proprietà di Arata e Nicastri.

Causarano avrebbe ricevuto undici mila euro, mazzetta mascherata da pagamento di una prestazione professionale resa dal figlio, pure lui indagato. In cambio avrebbe passato informazioni sullo stato delle istanze relative agli impianti di produzione di energia rinnovabile. La cifra salirebbe a 115 mila euro nel caso di Mistretta per rilasciare un'autorizzazione alla costruzioni di impianti di produzione di energia alternativa riferibili alle società di Arata e Nicastri. La Procura di Palermo ha disposto il sequestro di otto società.