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L'INCHIESTA

Caccia alla talpa di Zamparini
Indagati il capo dei Gip e il figlio


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L'ex patron del Palermo sarebbe stato avvisato dell’imminente misura cautelare.

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PALERMO - I finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria si sono presentati all'ufficio Gip. Si tratta dell'ufficio guidato da Cesare Vincenti, al secondo piano del nuovo Palazzo di Giustizia di Palermo. I pubblici ministeri di Caltanissetta hanno acquisito dei documenti, anche elettronici. Cercano "la talpa" che avvisò Maurizio Zamparini del suo probabile arresto. Che l'inchiesta andasse avanti sottotraccia Livesicilia lo aveva scritto il primo giugno.

Contestualmente hanno perquisito la casa e l'ufficio del figlio di Vincenti, Andrea, con un decreto firmato dal procuratore di Caltanissetta Amedeo Bertone, dall’aggiunto Gabriele Paci e dai sostituti Claudia Pasciuti e Davide Spina. Vincenti è indagato per rivelazione di notizie riservate  e corruzione. Indagato pure il figlio Andrea, avvocato, che ricopre il ruolo di presidente del comitato etico del Palermo calcio. Le perquisizioni sono proseguite a casa e nello studio del figlio.

Il 2 maggio 2018 le microspie registrano l’allora presidente della società di viale del Fante Giovanni Giammarva mentre parla con Zamparini: “… senti, io oggi sono dalle tue parti… riusciamo a vederci”. Prendono un appuntamento per la sera. Giammarva atterra alle 18:30 a Milano Linate. Due ore dopo il suo telefono aggancia la cella telefonica di Vergiate, Varese, dove abita Zamparini.

All’indomani, il 3 maggio, con un comunicato l’Us Città di Palermo rende noto che Zamparini si è dimesso da consigliere delegato. Il 7 maggio il giudice per le indagini preliminari Fabrizio Anfuso rigetta la richiesta di arresto del patron friulano perché non ci sono le esigenze cautelari. Le dimissioni di Zamparini, di fatto, hanno evitato evitato l’ordinanza di custodia cautelare.

Ai domiciliari l’ex presidente rosanero ci sarebbe finito nove mesi dopo, e cioè nel gennaio scorso quando la Cassazione rese definitiva la decisione del Tribunale del Riesame che aveva accolto il ricorso dei pubblici ministeri contro il no all’arresto. Nell’indagine sulla procedura fallimentare del Palermo sono emersi i contatti fra Anfuso e Giuseppe Sidoti, il magistrato che respinse l’istanza di fallimento avanzata dalla Procura della Repubblica. “Normale interlocuzione fra colleghi”, ha scritto il Riesame di Caltanissetta, spiegando che il provvedimento di Sidoti era legittimo. Le indagini non si sono mai fermate. L’ipotesi è che la talpa che avrebbe messo in guardia Zamparini potrebbe essere Vincenti.

Cesare Vincenti, in cambio della presunta soffiata, avrebbe ottenuto la nomina del figlio Andrea nel Comitato etico, un organismo di vigilanza del Palermo. Un incarico da seimila euro annui. Questo sarebbe, secondo i pubblici ministeri di Caltanissetta, il prezzo della corruzione. Sotto inchiesta ci sono oltre ai Vincenti, padre e figlio, anche l'ex presidente della società rosanero, Giovanni Giammarva. La soffiata riguardava l'intenzione del giudice per le indagini preliminari Fabrizio Anfuso di applicare, era il maggio 2018, una misura interdittiva a Maurizio Zamparini. Anfuso ne parlò con il capo del suo ufficio, CesareVincenti, poi, qando arrivarono le inaspettate dimisisoni di Zamparini che fecero venire meno le esigenze cautelari, rassegnò le sue forti perplessità in una nota di servizio.

Le dimissioni
Il 2 maggio 2018 le microspie registrano Giammarva mentre parla con Zamparini: “… senti, io oggi sono dalle tue parti… riusciamo a vederci”. Prendono un appuntamento per la sera. Giammarva atterra alle 18:30 a Milano Linate. Due ore dopo il suo telefono aggancia la cella telefonica di Vergiate, Varese, dove abita Zamparini.
All’indomani, il 3 maggio, con un comunicato l’Us Città di Palermo rende noto che Zamparini si è dimesso da consigliere delegato. Il 7 maggio il giudice per le indagini preliminari Fabrizio Anfuso rigetta la richiesta di misura cautelare per il patron friulano perché non ci sono le esigenze cautelari. Le dimissioni di Zamparini, di fatto, hanno evitato evitato l’ordinanza di custodia cautelare.

Una decisioni inaspettata

Sono tutti sorpresi per la decisione di Zamparini. Che ne parla con la sua più fidata collaboratrice, Daniela De Angeli: “... io rimango il patron... tu in questo momento parlerai con Giammarva... tutte le settimane tu gli fai la relazione... poi ti spiegherò, non è opportuno, perché dal punto di vista non hanno ancora finito di perseguitarci... io non voglio più niente a che fare con l'amministrazione ufficialmente del Palermo... però ne parliamo a voce io e te, ok?”.

Il sospetto del giudice

Anfuso, che sarebbe poi finito sotto inchiesta per avere parlato del procedimento anche con Giuseppe Sidoti, il giudice della procedura fallimentare respinta (“Normale interlocuzione”, l'ha definita il Riesame nei mesi scorsi) è il primo ad insospettirsi per le dimissioni di Zamparini. Individua nel presidente della sezione, nel suo capo Vinenti, “la fonte delal più che verosimile fuga di notizie”. E lo scrive in una relazione in cui non è tenero con Vincenti: “Voleva essere sempre informato su tutti i fatti e gli dico che in realtà Zamparini continua ad essere amministrarore e gli dico che se vuole gli do anche la misura cautelare per vedere come l'ho scritta e se gli va bene... quindi è lui la talpa... o il figlio che ha interessi ovunque”. In effett, tre giorni prima del prvvedimento, gliene fornisce una copia con la richiesta di interdizione.

La nomina di Vicenti jr

Con una decisione dell'ultimo minuto” Andrea Vincenti viene nominato nel comitato etico. Così spiega Giammarva a De Angeli: “ieri è stato sbagliato mettere quel nome Antonello – Cirino – perché non era lui, era il vecchio dobbiamo fare circolare il nuovo verbale con il nome giusto che era stato stabilito, Cesare Vincenti