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Semaforo russo

Quell'assurda ipocrisia
sulla questione morale


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Se deve esserci il dibattito, che sia serio.

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C’è ancora chi confonde, sovente in cattiva fede, la necessaria dimensione etica in politica con l’eventuale profilo penale di certi comportamenti. In realtà, non tutto ciò che non costituisce reato è eticamente accettabile. Anzi, se siamo giunti alla totale sfiducia della gente nei confronti dei partiti e delle istituzioni è proprio per un “modus operandi” da casta “legibus solutus” che pur non configurando automaticamente, nel concreto dei singoli atti, una violazione del codice penale mina comunque il dovere di trasparenza, imparzialità e perseguimento del bene comune da parte di politici e rappresentanti istituzionali.

Mi riferisco, nello specifico, al dibattito sulla cosiddetta “questione morale” (per la cronaca rinvio all'ottimo resoconto di Andrea Cannizzaro) che si è svolto all'Assemblea Regionale Siciliana. Attualmente quattro assessori e sedici deputati risultano a vario titolo indagati. Un'occasione di confronto finita in caciara ha ben commentato Salvo Toscano, l'ennesima farsa basata su un doloso (e doloroso) equivoco appositamente non sciolto.

Questione morale non è questione politica e nemmeno questione penale, se non l'abbiamo chiaro non ne usciamo. Non è questione politica, perché non può essere usata strumentalmente per una rincorsa a chi è più onesto e per abbattere su questo versante l'avversario. Nessuno, qui ha ragione Musumeci, possiede patenti di onestà ”a prescindere”, nessuno.

Non è questione penale, un'altra rincorsa a chi è più o meno giustizialista, dinanzi alle indagini o ai processi riguardanti appartenenti al Palazzo, a seconda se l'una o l'altra qualificazione viene intesa come un difetto o un pregio. Al contempo, qui Musumeci ha torto sostituendo la questione morale con un un diverso problema di natura politica, non è pensabile che per il cittadino possa risultare indifferente l'essere governato da chi ha pendenze, pure per gravi reati, ancora da risolvere. Ci si dimette anche per un avviso di garanzia, non perché già colpevoli, la presunzione di innocenza è sacra, ma per il doveroso ossequio alle istituzioni e alla collettività.

In molti Paesi ci si dimette da ministri anche per semplici contravvenzioni, in Italia, in Sicilia, si continua a stare in sella da pregiudicati o sotto giudizio con annessi applausi e vagonate di voti. Il giustizialismo in tale impostazione, si tratta in fondo dell'applicazione dell'art. 54 della Costituzione (“I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore...”, e alcun dubbio deve sorgere in proposito), c'entra come il pecorino romano sugli spaghetti alle vongole. Niente di più falso archiviare la questione morale mischiandola con i reati eventualmente commessi dentro i Palazzi e relativa presunzione d'innocenza fino a sentenza definitiva di condanna, ma neanche ostentando un'onestà personale, magari indiscutibile, che però nei fatti cozza con una pratica della politica che nulla ha da condividere con il bene pubblico, rinchiusa nella mera conquista di poltrone, poltroncine e strapuntini.

E' questione morale allora, per esempio, ciò che sta accadendo alla Foss (Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana) per la scelta del sovrintendente, in cui appare evidente la pretesa arrogante di partiti e notabili di usare una qualunque carica disponibile, al di là di ogni principio di sana amministrazione e dell'eventuale esistenza di conflitti d'interesse, come una casella da conquistare in una visione della politica meramente spartitoria.

E' questione morale ordire, complottare, influenzare, deviare per ottenere privilegi, posizioni vantaggiose, assessorati, posti di sottogoverno, finanziamenti. E' questione morale organizzare una segreteria politica in un centro di raccolta di richieste di favori poi scambiati con il voto. E' questione morale farsi eleggere all'Ars e nonostante il lauto compenso produrre poco occupandosi, invece, di giochi e giochetti d'aula, di trappole e imboscate allo scopo di ottenere un risultato spendibile alle elezioni. E' questione morale cambiare continuamente casacca a seconda delle convenienze personali o di gruppo. Niente reati presumibilmente, ma molta cattiva politica a danno dei giovani, delle famiglie, delle imprese.

In definitiva, la vera questione morale in Sicilia non consiste maggiormente nel numero degli onorevoli inquisiti e dei condannati, sta soprattutto nell'ipocrita identificazione tra mancanza di reati e facile autoassoluzione in assenza di buona politica, sta nella condizione di sottosviluppo perenne in cui versa questa terra, una condizione voluta nei decenni da una classe politica mediocre, nel migliore dei casi, a volte corrotta e collusa nel peggiore, indifferente ai bisogni dei cittadini declassati proditoriamente a sudditi e clienti.