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I migranti e Papa Francesco
Le parole 'troppo' sincere


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Cosa ha detto il papa con  il suo stile poco diplomatico

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I rapporti illeciti fra esponenti della Lega (Francesco Paolo Arata) e cittadini siciliani in odor di mafia (Vito Nicastri), su cui informano le notizie di cronaca, sono tutti da verificare in sede giudiziaria. In linea generale, comunque, non suonano sorprendenti: la mafia, infatti, non ha mai avuto una identità ideologico-politica definita e ha sempre corteggiato (spesso ricambiata) i partiti al potere.

Nelle contingenze attuali la consapevolezza di questi rischi dovrebbe rendere i leghisti - i leghisti siciliani in particolare – molto prudenti nel concepire e nell’esternare frettolose generalizzazioni sulla pericolosità sociale di fenomeni complessi come i flussi migratori.

Su questo aspetto delle polemiche di questi giorni è intervenuto anche papa Francesco in uno dei suoi discorsi, precisamente in un discorso a braccio rivolto il 7 aprile 2019 a insegnanti e studenti del Liceo “San Carlo” di Milano: “E qui tocco una piaga: non avere paura dei migranti. ‘Ma, Padre, i migranti...’. I migranti siamo noi! Gesù è stato un migrante. Non avere paura dei migranti. ‘Ma sono delinquenti!...’. Anche noi ne abbiamo tanti: la mafia non è stata inventata dai nigeriani; è un ‘valore’, tra virgolette, nazionale, eh? La mafia è nostra, ‘made’ in Italia: è nostra. Tutti abbiamo la possibilità di essere delinquenti. I migranti sono coloro che ci portano ricchezze, sempre. Anche l’Europa è stata fatta da migranti! I barbari, i celti... tutti questi che venivano dal Nord e hanno portato le culture, l’Europa si è accresciuta così, con la contrapposizione delle culture”.

L’affondo anti-razzista è senza dubbio efficace. Ma la stampa non ne ha dato notizia. Come mai? Perché il papa queste cose le ha detto veramente – e chiunque può ascoltare la videoregistrazione al link www.vaticannews.va/it/papa/news/2019- 04/papa-francesco-udienza-istituto-san-carlo-giovani.html - ma lo staff dei responsabili della comunicazione in Vaticano (diretto da un palermitano, Paolo Ruffini, nipote del cardinale Ernesto Ruffini) ha ritenuto opportuno cancellare dalla trascrizione ufficiale le righe che ho riportato in corsivo.

Forse, come altre volte, un gesto di protezione per evitare a questo vescovo di Roma un po’ troppo sincero, un po’ troppo evangelico, più guai di quanti se ne procura già con le parti edite dei suoi discorsi. E in effetti ci sono dei precedenti preoccupanti: a causa di questo stile immediato e poco diplomatico, qualche altro – che ai vertici della Chiesa cattolica non dovrebbe essere del tutto sconosciuto - duemila anni fa è finito impalato.