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Il punto

"Sudisti" ma amici della Lega
La sfida nazionale di Musumeci


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I piani di Diventerà Bellissima. Il rapporto con Forza Italia. E le possibili novità all'Ars.


Da ieri qualcosa di nuovo si affaccia ufficialmente dalle parti del centrodestra. E con una prospettiva che non è solo siciliana. La kermesse palermitana di Diventerà Bellissima ha fatto scattare l'ora zero di un progetto nuovo e ambizioso, che cercherà di inserirsi nei nuovi equilibri del centrodestra 2.0, quello in cui i rapporti di forza ormai sorridono alla Lega di Matteo Salvini. Per controbilanciare il radicamento nordista di questo nuovo centrodestra, in vista di elezioni politiche che oggi nessuno può escludere possano essere non troppo lontane, la parola d'ordine è Mezzogiorno. Quel Mezzogiorno in cui oggi il centrodestra salviniano è competitivo ma non ancora egemone, come invece ormai è al Centronord. Al Sud i 5 Stelle hanno ancora un loro peso, il Pd non è defunto e la sfida è da giocare, soprattutto nei collegi. Ecco perché una massa critica meridionalista serve, eccome, a Salvini, per garantirsi una vittoria senza rischi. Ed ecco perché lo spazio che Musumeci e i suoi hanno individuato è centrale nello scacchiere.

Nello Musumeci è l'unico presidente di centrodestra di una grande regione del Sud. Ed è stato il primo governatore eletto con l'inversione di tendenza che nell'ultimo anno e mezzo ha portato la destra a conquistare diverse regioni italiane. L'idea di partire dalla Sicilia per catalizzare le forze moderate e conservatrici meridionali, rivendicando un ruolo di primo piano nel centrodestra del futuro, vede nel presidente della Regione siciliana una figura chiave.

In questo scenario, ovviamente, bisognerà definire il ruolo di Forza Italia. I berlusconiani, che Giorgia Meloni vedrebbe fuori dal nuovo centrodestra sovranista, hanno confermato alle Europee di avere ancora un discreto peso elettorale al Sud (al Nord sono evaporati). E senza di loro il rischio di soccombere nei collegi maggioritari del Mezzogiorno a vantaggio dei grillini è concreto. Ecco che allora Musumeci, che con la Lega ha un legame ormai robusto e un dialogo aperto, potrebbe fare da cerniera, in uno scenario nuovo che garantisca alle classi dirigenti forziste del Sud spazi di agibilità politica nel nuovo centrodestra a trazione salviniana. D'altronde, lo stesso Gianfranco Micciché pochi giorni fa ha ammesso in un'intervista a Livesicilia che “se si dovesse votare in tempi brevi non ci sarebbe nessuna alternativa per noi al classico centrodestra”. E ieri Musumeci si è rivolto proprio a Salvini e Micciché, invitandoli a superare gli screzi. Micciché dal canto suo, pur parlando di "sintonia" con Misumeci ha ribadito che con Salvini non c'è un problema di antipatia ma di contenuti. Insomma, il lavoro da fare non manca ma Musumeci ieri ha ribadito ancora una volta che il piano B c'é: se federare le forze meridonaliste in qualcosa di nuovo si rivelerà troppo complicato resta l'opzione della federazione con la Lega.

Il cammino è ancora tutto da percorrere. Ma la sensazione è che da ieri la suggestione nuova piuttosto che la “casa dei moderati” diventi “la casa dei siciliani” e in prospettiva dei meridionali. E su questo spartito la possibilità di aggregare massa critica nell'Isola, già partendo dall'Ars, non sfugge. Dagli autonomisti ai popolari, da Sicilia Futura a qualche altro pezzetto di centrosinistra irrequieto, i potenziali interessati al progetto non mancano. E chissà che da qui a breve, all'Assemblea regionale la maggioranza non diventi tale anche nei numeri, puntellandosi a favore del governo.