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Cassazione

La difesa: "Ecco perché
Saguto non va radiata"


ninni reina, silvana saguto, Cronaca

Il procedimento dopo il provvedimento del Csm.

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Ha parlato per più di 40 minuti Ninni Reina, che insieme a Massimiliano Marinelli difende l’ex magistrato Silvana Saguto nel procedimento sulla radiazione emessa dal Consiglio Superiore della Magistratura. Questa mattina davanti alle Sezioni riunite della Suprema Corte i due avvocati hanno opposto i tre motivi sui quali hanno fondato il ricorso al provvedimento di radiazione. Il primo che riguarda l’ illegittimità dell’audizione a distanza che fu richiesta alla Saguto, il magistrato sollevò il “legittimo impedimento” a presentarsi. La giudice si oppose all’audizione, ma i componenti entrarono ugualmente in camera di consiglio emettendo la decisione. Le altre due questioni riguardano la revoca di una precedente ordinanza di sospensione in attesa della sentenza del processo che si sta svolgendo a Caltanissetta. In sostanza si sarebbe dovuto prima attendere il giudizio sui fatti penali. La revoca secondo la difesa sarebbe dovuta avvenire attraverso un procedimento camerale. La revoca sempre secondo la tesi della difesa sarebbe avvenuta in assenza di alcune condizioni. La Cassazione decide per le circostanze che riguardano vizi di legge, non entra nel merito. La terza ragione riguarda il fatto che i testi chiamati nel procedimento a sua difesa si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Dunque dopo la scena muta di Walter Virga, Gaetano Cappellano Seminara e Rosolino Nasca è stata riproposta dagli avvocati la questione della lesione del diritto di difesa. In primo grado Silvana Saguto fu assistita dall’attuale ministro della funzione pubblica l’avvocato Giulia Bongiorno.

Tra i tre punti sostegno della difesa, quello della video conferenza che fu proposta alla giudice per potersi difendere dal momento che era impedita per gravi motivi di salute, ovvero un ricovero da Palermo, e che lei rifiutò. Le motivazioni per le quali non si sarebbe potuta fare la video conferenza dunque utilizzata illegittimamente sono state il caposaldo della discussione dell’avvocato Ninni Reina. La difesa si basa sulle condizioni per le quali non si dovrebbe usare il sistema di videoconferenza. Nel caso in cui il soggetto sia detenuto, nel caso in cui ci siano particolari ragioni di sicurezza e di ordine pubblico. Una delle particolarità sta nel fatto che componente del collegio della sezione disciplinare fu proprio Luca Palamara. La sentenza tra un mese circa.