Live Sicilia

Il commento

Camilleri e Montalbano:
due 'magnifici terroni'


Vittorio Feltri

L'editoriale e una sorridente controreplica.


Caro Feltri, ha mai letto Sciascia? “'Noi siciliani - diceva Lucio Piccolo quando si crucciava di qualche critico dell'Italia del Nord che non capiva la sua poesia o non la degnava di attenzione - siamo antipatici'. Non ne cercava le ragioni: e credo ritenesse non ce ne fossero se non a rovescio, contro ogni ragione. E del resto l'antipatia di ragioni non ne ha mai. Era, la sua, una constatazione ormai, per assuefazione, appena dolente: rassegnata, accettata. E in un certo senso goduta, poiché è degli uomini diciamo speculativi, la capacità di estrarre da una condizione infelice una certa felicità, una sottile allegria”.

Sono parole del maestro di Racalmuto che riecheggiano, di riflesso, la beffa della superiorità di certi siciliani, nonostante proprio lui fosse il più critico di tutti, il più necessariamente spietato circa i vizi del suo mondo di riferimento.

Antipatici, quei certi siciliani, perché speculativi, alla stregua di Lucio Piccolo, cioè capaci di sottrarsi al meccanismo di precisione delle fabbriche di concetti e di frasi fatte. Antipatici perché geniali. Antipatici perché non omologabili alla sicilianissima rassegnazione. E, sì, lo ammettiamo, un po' rompicoglioni.

Un 'rompicoglioni' è Montalbano – lei lo ha scritto– che salva i migranti e nuota controcorrente, per fortuna, in questo paese di trincee e di filo spinato. Un siciliano da salvare, da premiare, da additare quale esempio agli altri. Uno che non si arrende, come il suo creatore che sta lottando con forza, con tutto se stesso, in opposizione alla marea. Ecco due magnifici terroni in cui ci riconosciamo, che amiamo e che vivranno per sempre.