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la denuncia

'Garanzia giovani', i sindacati
"Più fondi ma paghe più basse"


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Le sigle contestano la fase due del piano occupazionale regionale, e propongono le alternative

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PALERMO – Decolla una nuova fase di “Garanzia giovani”, ma vanno a picco le paghe per i tirocinanti: i sindacati Cgil Palermo e Nidil  denunciano il nuovo step del piano occupazionale adottato dalla Regione Siciliana
per favorire l’impiego dei giovani disoccupati. La fase due per il biennio 2019/2020 è stata approvata dalla giunta di Palazzo d’Orleans e si attende la pubblicazione del bando.

“Il fatto positivo è lo stanziamento complessivo, che sale da 130 a 205 milioni di euro di cui 58 per circa 30 mila tirocini nelle aziende; quello negativo è che la paga scende da 500 a 300 euro”, spiegano il segretario Cgil Palermo, Alessia Gatto, e il segretario generale Nidil Cgil Palermo, Andrea Gattuso. “Se ‘Garanzia giovani’ dev’essere un’occasione per ridare speranza e rimettere in moto i ‘neet’ (chi non ha e non cerca un impiego, non frequenta scuole né corsi formativi o di aggiornamento), non si può trasformare in un regalo alle imprese e in un peggioramento delle condizioni retributive dei giovani”. I sindacati rilevano che rimane invariata la paga per le persone con disabilità e i soggetti svantaggiati.

Dubbi sull’innalzamento del limite d’età dei tirocini. La nuova fascia vai dai 18 ai 35 anni, mentre nel biennio scorso andava dai 18 ai 29. “È un dato negativo che l’indennità sia calata per una platea estesa, tra l’altro, a un pubblico non più di soli giovanissimi”, commentano i segretari. Male, secondo Cgil Palermo e Nidil, anche la trasformazione dei tirocini in posti di lavoro. Gatto e Gattuso portano l’esempio del capoluogo siciliano: “Nel precedente step di ‘Garanzia giovani’ erano stati coinvolti a Palermo 10.130 tirocinanti, il 21 per cento di tutti i tirocini avviati in Sicilia; il tasso di trasformazione è stato solo del 17 per cento”.

In vista della pubblicazione del bando, i sindacati lanciano una proposta alla Regione: “La richiesta immediata è che riveda la posizione e ripristini la somma iniziale, per evitare il fenomeno degli stage truffa che mascherano lavoro subordinato, e l’effetto dumping (applicazione di forme di ribasso contributivo non conformi) su un mercato del lavoro già precario e asfittico”. Non solo monitoraggio e controllo più ferrei, ma anche coinvolgimento dei sindacati che “finora non c’è mai stato – lamentano i segretari –. Chiediamo l’ascolto delle parti sociali. La nostra proposta è di implementare i tirocini di qualità anche per agganciarli al conseguimento di una qualifica per i ragazzi che vi partecipano”.

Il "piano B". In alternativa, per riportare a 500 euro l’indennità dei tirocinanti come in passato, i sindacati chiedono “che le aziende ospitanti vengano responsabilizzate e che la Regione preveda la loro compartecipazione con una quota”.