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Il blitz contro il clan di Licata
"Pullara è a nostra disposizione"


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Una telefonata tra due indagati tira in ballo il deputato regionale. Lui si difende: "Estraneo"

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PALERMO - I carabinieri definiscono "sconcertante" il contenuto della telefonata. Il 20 maggio dell'anno scorso Angelo Occhipinti, considerato il capomafia di Licata, parla con Raimondo Semprevivo e Angelo Graci, che come lui oggi sono finiti in carcere nel blitz dei carabinieri di Agrigento, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. E mentre i tre discutono salta fuori il nome di Carmelo Pullara, presidente del gruppo parlamentare Popolari e autonomisti all'Assemblea regionale siciliana.

"Ulteriore conferma della pervasività del potere esercitato dal gruppo mafioso diretto dall'Occhipinti – annotano gli investigatori - si traeva inoltre dallo sconcertante contenuto di un dialogo riservato". Occhipinti confessava di avere goduto "della compiacente disponibilità dell'onorevole Pullara". Ecco la trascrizione: "Per me buono Pullara è... eh... che la gente che vuole mangiare buoni sono ... almeno sai che se ci vai per una cosa... dipende lui come è attaccato... prende e te lo fa... se ti dico una cosa io non dovete insistere... quando non mi interessano le cose che non mi interessano non le tratto... Pullara le fa... C'è stata una cosa... senza che ci sono andato... gli ho detto che si deve mettere da parte e si è messo da parte... Angiolè che minchia ti devo dire tutte cose uno? Pullara è buono. Perché è mangiataro vuole mangiare con sette forchette".

Per cosa si era reso disponibile Pullara? Si era fatto da parte per favore un favore al capomafia? Occhipinti millantava rapporti che in realtà non aveva? Sono tutti interrogativi a cui lavorano i pubblici ministeri Palermo. Nulla di più trapela. Intanto Pullara manifesta la sua piena fiducia nella magistratura e si dice “completamente estraneo ai fatti”.