Live Sicilia

Mafia

"Io sono nato mafioso...
e non mi vergogno"


angelo occhipinti, Arresti licata, mafia, Agrigento, Cronaca

Il blitz di Licata, la confessione del boss in diretta

VOTA
0/5
0 voti

PALERMO - "... io ci sono nato mafioso... mi devo vergognare che sono mafioso?... no, non mi vergogno...". Anno 2018. Licata, provincia di Agrigento. All'interno di un magazzino le microspie piazzate dai carabinieri registrano la confessione del capomafia Angelo Occhipinti. Rivendica con orgoglio la sua appartenenza a Cosa Nostra. Il carcere nel suo caso ha fallito il percorso rieducativo.

Uomo d'onore già ripetutamente condannato anche per estorsione, Occhipinti è stato scarcerato nel 2017 ed ha ripreso da dove aveva lasciato. Nel magazzino di via Palma aveva piazzato un dispositivo jammer, un disturbatore di frequenze, nella certezza che prima o poi lo avrebbero intercettato e con la speranza di ostacolare il lavoro dei carabinieri del comando provinciale. Non ci è riuscito del tutto: le intercettazioni sono diventate l'ossatura del provvedimento di fermo disposto dal procuratore Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Alessia Sinatra Calogero Ferrara e Claudio camilleri. Molte frasi devono ancora essere decifrate. Il lavoro prosegue.

Alcune conversazioni, però, sono fin troppo chiare. Come quella in cui Occhipinti si autoincensa: “Vedi che il mondo... purtroppo... quando ci sono io c'è un andamento, quando non ci sono io c'è un altro andamento ... io siccome lo so, ma io ho scelto questa vita e io sono responsabile... però purtroppo… la gente viene lo stesso... gli devo parlare, non li posso mandare”. Ed ecco il cuore della questione: è lungo l'elenco delle persone che si rivolgono al mafioso di turno in una processione che disarma.