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PALERMO

I magazzini del boss ergastolano
I Pullarà e l'eredità mafiosa


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La consegna dei soldi a Santi Pullarà

La ricostruzione di pm e carabinieri che hanno portato alla confisca

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PALERMO – Tre grandi magazzini vanno in confisca. Regge l'accusa che appartengano all'anziano boss di Santa Maria di Gesù, Ignazio Pullarà, che ne ha affidato la gestione al figlio Santi. Le indagini della Procura ha scovato i beni nonostante il trascorrere del tempo.

Pullarà, 86 anni, detenuto dal 1990, è stato condannato all'ergastolo per mafia e omicidio. I locali si trovano in via di via del Levriere e ospitano il Lucky Bar, il Centro Shopping e il supermercato Gs Carrefour. Le attività commerciali sono totalmente estranee alle indagini patrimoniali. Il lavoro prosegue regolarmente con la differenza che rispetto al passato versano l'affitto ad un amministratore giudiziario. La confisca è stata disposto dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale, presieduta da Raffaele Malizia, e composta dai giudici Simona Di Maida e Vincenzo Liotta.

Ad occuparsi della riscossione degli affitti sarebbe stato Antonino Macaluso, subentrato al padre deceduto. A sua volta avrebbe consegnato il denaro a Santi Pullarà, figlio di Ignazio, arrestato nel marzo 2016 e condannato in primo grado a 10 anni e 8 mesi di carcere. Il Tribunale ha contestualmente respinto la richiesta di confisca e ha restituito alcune somme di denaro a Macaluso.

I carabinieri del Ros avevano piazzato le telecamere in una rivendita di marmi, in via Aloi, di proprietà di Gaetano e Francesco Di Marco, padre e figlio, arrestati entrambi e condananti sempre in primo grado a 11 anni e due mesi ciascuno di carcere. Le cimici registrarono il dialogo fra Gaetano Di Marco e Pullarà junior. “Tre… due e cinquanta” (3.250 euro ndr)”: il figlio del boss contava i soldi che aveva avuto ricevuto da Antonino Macaluso e destinati al padre: “…all’avvocato già glieli ha dati…”. Di Marco chiedeva: “... questi a tuo padre glieli devi dare?”.

Quando nel maggio 2013 un incendio accidentale distrusse il supermercato, ora riaperto, Pullarà era preoccupato. “Io sono nella merda... ha distrutto il market... e ora io come campo”. Le successive indagini patrimoniali confermerebbero i sospetti che dietro l'iniziale acquisto del terreno e la successiva costruzione dei magazzini ci siano la regia e il denaro del capomafia detenuto all'ergastolo.