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La sentenza

Messina Denaro, Binnu, le accuse
Assolti carabinieri e giornalisti


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L'identikit di Messina Denaro

Erano accusati di diffamazione nei confronti di alcuni ufficiali dell'Arma in servizio a Palermo.

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ROMA, - Erano accusati di diffamazione nei confronti di alcuni ufficiali dell'Arma in servizio a Palermo tra il 2001 e il 2006, in relazione a dichiarazioni e servizi giornalistici nei quali si parlava di presunte azioni realizzate per ostacolare la cattura, tra gli altri, di Bernardo Provenzano e di Matteo Messina Denaro. Oggi, due carabinieri e otto giornalisti sono stati assolti dal giudice monocratico di Roma, Gennaro Romano, con la formula "per non aver commesso il fatto". Unico condannato è stato un avvocato.

Si tratta dei carabinieri Saverio Masi e Salvatore Fiducia, e dei giornalisti Antonio Padellaro, Michele Santoro, Sandro Ruotolo, Sigfrido Ranucci, Giuseppe Lo Bianco, Alessandra Rizza, Dina Lauricella e Salvatore Molino. Erano accusati - i carabinieri - di aver organizzato una conferenza stampa nel maggio 2013 nello studio del loro legale, Giorgio Carta (oggi unico condannato a mille euro di multa), "nel corso della quale quest'ultimo, al di fuori dei limiti propri del mandato difensivo - si legge nel capo d'imputazione - formulava giudizi lesivi della reputazione dei superiori gerarchici di Masi e Fiducia, e cioè il Colonnello Gianmarco Sottili - indicato nominativamente - e gli altri ufficiali in servizio presso il nucleo investigativo di Palermo nel periodo tra il 2001 e 2006 - Fabio Ottaviani, Michele Miulli e Stefano Sancricca, non indicati nominativamente, ma inequivocabilmente individuabili - riferendo l'accusa di aver ostacolato i militari che intendevano contribuire alla cattura di famigerati latitanti, frapponendo pretestuosi ostacoli di natura burocratica, boicottando sistematicamente le iniziative investigative di Masi e Fiducia, sottovalutando l'apporto informativo degli stessi, nonché dissuadendoli energicamente dal continuare le indagini". I giornalisti, invece, rispondevano di aver omesso di esercitare il controllo e riportato le dichiarazioni fatte nel corso della conferenza stampa.