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CORTE DEI CONTI

Indennità gonfiate allo Iacp
Ex vertici condannati a pagare


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L'Istituto autonome case popolari di Palermo

Danno erariale contestato all'ex senatore Marcello Gualdani e al direttore Salvatore Giangrande

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PALERMO - Arriva uno sconto, ma il conto resta salato. La sezione d'appello della Corte dei Conti ha condannato gli ex vertici a risarcire il danno erariale provocato alla casse dell'Istituto autonomo case popolari di Palermo.

L'ex commissario ed ex senatore di centrodestra Marcello Gualdani dovrà risarcire 123 mila euro (in primo grado erano 177 mila), l'ex direttore Salvatore Giangrande, 306 mila euro (per lui sentenza confermata); i componenti del nucleo di valutazione dei dirigenti Maria Varvaro e Marisa Cassarà, 30 mila euro (7 mila in meno del giudizio di primo grado). Stralciata la posizione di Alberto Raffadale (condannato in primo grado a pagare 19 mila euro) per la nullità di una notifica.

La contestazione della Procura regionale della Corte dei Conti riguardava l'erogazione a pioggia, e dunque considerata ingiustificata, della retribuzione di posizione al personale dirigenziale dal 2011 al 2015 e quella di risultato ai dirigenti nel triennio 2010/2012.

Il collegio presieduto da Giovanni Coppola (Giuseppe Colavecchio giudice estensore) ricorda nella motivazione che “l'ente deve fissare in via preventiva, tramite regolamento o qualsiasi altro atto di natura amministrativa, i criteri e le relative metodologie sulla base dei quali graduare il diverso peso che ciascun ufficio dirigenziale occupa all’interno della struttura amministrativa, tenendo conto per esempio della dotazione finanziaria e della consistenza delle risorse umane assegnate nonché della dimensione e complessità organizzativa della struttura in relazione alle attività espletate, attribuendo il relativo e differenziato punteggio a ciascun elemento da valutare; solo operando in tal modo è possibile dare piena attuazione al dettato contrattuale”.

Senza una griglia precisa che delimiti “la discrezionalità amministrativa” le retribuzioni vengono sganciate da “ presupposti concreti, la cui sussistenza sia previamente e agevolmente verificabile”. Solo così si può impedire che la “discrezionalità trasmodi in puro arbitrio”. Il collegio ha respinto tutte le eccezioni delle difese: dalla prescrizione all'impossibile di dimostrare il rapporto causa-effetto nell'operato degli ex vertici dello Iacp.