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Assedio a Matteo Messina Denaro
Indagati 19 'amici' del padrino


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Uno dei ruderi controllati

Perquisizioni a tappeto nel trapanese per stanare il latitante

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Fare pressione sul latitante e scovare tracce del suo passaggio. È stata una nuova notte di sirene spiegate e perquisizioni a tappeto nel feudo mafioso di Matteo Messina Denaro.

Decine di poliziotti stanno controllando case, magazzini, ruderi di campagna. Si servono di elicotteri e georadar: è uno spiegamento di forze imponente quello delle squadre mobile di Palermo e Trapani con il il Servizio centrale operativo.

La nuova indagini della Dda di Palermo coinvolge diciannove presunti fiancheggiatori del capomafia di Castelvetrano. Tutte persone, fra vecchi mafiosi e professionisti, che in qualche modo potrebbero avere avuto a che fare, direttamente o indirettamente, con Messina Denaro, al quale sono legati con un filo che giunge dal passato. 

Sotto assedio Castelvetrano, Mazara del Vallo, Partanna e Campobello di Mazara proprio com'era accaduto nelle precedenti occasioni. Sono una cinquantina i luoghi “sensibili” perquisiti. Luoghi dove si spera di trovare almeno una traccia della catena che copre e alimenta la latitanza del capomafia.

I suoi uomini più fidati, compresi i parenti, sono stati arrestati e indagati. Qualcuno nel frattempo è tornato libero. Qualcun altro continua a mantenere i contatti attraverso un canale riservato senza lasciare traccia concreta della presenza della primula rossa.

L'obiettivo del procuratore di Palermo Francesco Lo Voi e dell'aggiunto Paolo Guido è fin troppo chiaro: togliere il sonno a tutti coloro che hanno avuto contatti con il latitante, prosciugare le sue energie, stanarlo dopo 26 anni di fuga, spezzare la catena che lo protegge e di cui fanno parte degli insospettabili.