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CASSAZIONE

L'Apocalisse di Cosa Nostra
Oltre 50 condanne definitive


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Colpiti i mandamenti di Tommaso Natale-San Lorenzo e Resuttana. Tutti i nomi

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PALERMO - Furono arrestati fra il luglio 2014 e il febbraio 2015 nei blitz Apocalisse che colpirono i mandamenti di Tommaso Natale-San Lorenzo e Resuttana. Boss e gregari chiamati a raccolta da Girolamo Biondino, fratello di Salvatore, l'autista di Totò Riina, scarcerato pochi mesi prima. Per cinquanta di loro arriva il bollo della Cassazione a rendere definite le condanne.

Le indagini di carabinieri, poliziotti e finanzieri della Valutaria, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, tracciarono la nuova mappa del potere: Giuseppe Fricano, reggente di Resuttana, Sandro Diele della famiglia di Pallavicino-Zen, Tommaso Contino di Partanna Mondello, Silvio Guerrera (poi divenuto collaboratore di giustizia) capo della famiglia di Cardillo; Pietro Magrì, Gregorio e Domenico Palazzotto all'Arenella; Vito Galatolo, figlio del boss Vincenzo, all'Acquasanta (pure lui si è pentito), coadiuvato da Filippo Matassa.

Ecco l'elenco completo degli imputati e le pene definitive: Epifano Aiello (8 anni e 8 mesi), Domenico Baglione (9 anni e 4 mesi), Giuseppe Battaglia (8 anni), Giovanni Beone (11 anni, 6 mesi e 10 giorni), Girolamo Biondino (13 anni e 8 mesi), Giuseppe Bonura (8 anni e 8 mesi), Giovanni Cacciatore (8 anni e 8 mesi), Francesco Caporrimo (8 anni), Giulio Caporrimo (assolto, difeso dagli avvocati Federica Folli e Giovanni Di Benedetto), Marco Carollo (4 anni e 8 mesi), Antonino Ciaramitaro (6 anni), Gaetano Ciaramitaro (9 anni e 4 mesi), Davide Contino (un anno e 6 mesi), Tommaso Contino (16 anni, 10 mesi e 20 giorni), Francesco D'Alessandro (10 anni e 20 giorni), Salvatore D'Alessandro (8 anni e 10 mesi), Guido D'Angelo (9 anni e 10 mesi), Giuseppe Fabio Davì (8 anni e 4 mesi), Antonio Di Maggio (10 anni e 6 mesi), Nicolò Di Maio (14 anni e 2 mesi), Sandro Diele (14 anni e 8 mesi), Erasmo Enea (8 anni), Gioacchino Favaloro (10 anni e 4 mesi), Lorenzo Flauto (11 anni, 6 mesi e 20 giorni), Giuseppe Fricano (13 anni e 2 mesi), Vito Galatolo (15 anni e 6 mesi), Angelo Gallina (8 anni e otto mesi), Melchiorre Gennaro (1 anno e 4 mesi), Tommaso Bartolo Genovese (8 anni), Francesco Graziano (un anno), Roberto Graziano (9 anni e 4 mesi), Camillo Graziano (9 anni e 4 mesi), Vincenzo Graziano (annullata con rinvio la condanna a 10 anni perché bisogna rivalutare il suo ruolo apicale nell'organizzazione), Silvio Guerrera (aveva avuto 6 anni e 6 mesi, ma si docrà celebrare un nuovo processo per ristabilire l'entità della pena), Gioacchino Intravaia (8 anni), Paolo Lo Iacono (11 anni, 6 mesi e 20 giorni), Giuseppe Lombardo (1 anno e 8 mesi), Vincenzo Lucà (8 anni), Pietro Magrì (8 anni), Serafino Maranzano (2 anni e 4 mesi), Filippo Matassa (10 anni), Salvatore Mendola (8 anni e 8 mesi), Francesco Militano (8 anni e 8 mesi), Domenico Palazzotto (16 anni e 10 mesi), Gregorio Palazzotto (20 anni), Michele Pillitteri (9 anni e 8 mesi), Emilio Pizzurro (11 anni), Marcello Puccio (10 anni), Ignazio Romano (10 anni), Roberto Sardisco (9 anni e 10 mesi), Antonino Siragusa (8 anni e 8 mesi), Luigi Siragusa (10 anni e 4 mesi), Antonino Tarallo (9 anni e 4 mesi), Onofrio Terracchio (15 anni e 10 mesi), Aurelio Valguarnera (1 anni e 4 mesi), Calogero Ventimiglia (12 anni e 10 mesi), Giovanni Vitale (confermati i 4 anni e 10 mesi, ma si dovrà rivalutare l'entità della libertà vigilata da scontare dopo il fine pena).

Confermati i risarcimenti per le parti civili. Si tratta di imprenditori e commercianti vittime del pizzo, ministero dell'interno, Comune di Palermo, Confindustria Palermo, Confesercenti Palermo, Confcommercio, Associazione antiracket e antisura, Solidaria, Sos Impresa, Addiopizzo,

“L'impianto accusatorio ha quasi integralmente retto ai tre gradi di giudizio – spiegano gli avvocati Ugo Forello e Valerio D'Antoni che assistevano diverse parti civili -. Un processo che fotografa un periodo storico di grande valore per la città di Palermo: 58 le estorsioni (tentate o consumate) accertate, 38 gli imprenditori che hanno collaborato e si sono costituiti parte civile, di questi 22 sono state seguite da Addiopizzo e Fai. Un esempio di ribellione collettiva supportata dalle associazioni antiracket che dimostra che quando sono tanti gli imprenditori a collaborare non si corrono rischi e il sistema associazionistico, sociale e culturale risponde con efficienza e efficacia”.