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L'INTERVISTA

"Catania salva, Forza Italia finita
Presto novità, io l'anti-Micciché"


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Il sindaco Pogliese: "Il presidente dell'Ars? La penso diversamente da lui su tutto: dagli immigrati al Pd. Lega o Fdi? Stiamo per decidere".

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“Catania è salva, anche se c'è ancora molto da fare, ma adesso possiamo anche tornare a parlare di politica”. Il sindaco del capoluogo etneo Salvo Pogliese dà l'impressione di essere venuto fuori da una lunga apnea. E il sospiro di sollievo, dopo la decisione del governo nazionale di intervenire a favore del Comune che lui guida, è profondo. “Il peggio è passato. Nei prossimi giorni, invece, arriverà qualche notizia che riguarda il futuro politico del gruppo del quale faccio parte”.

Che, per chi si fosse perso le puntate precedenti, non è più quello di Forza Italia. Dopo la chiusura delle liste per le Europee e l'estromissione del candidato Giovanni La Via, da lei sponsorizzato, ha deciso di lasciare il partito.

“Quella delle Europee è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. In realtà si è trattato solo dell'ultima decisione del coordinatore regionale Micciché che non mi ha trovato d'accordo. Ma del resto, ormai si può dire che la penso al contrario di lui praticamente su tutto”.

Cioè?

“Prenda la questione immigrazione: Micciché ha assunto posizioni in contrasto con quello che era il programma elettorale di Forza Italia alle ultime politiche e ha preferito sedersi al tavolo della Boldrini e dei centri sociali. Ma penso anche a questa specie di Nazareno 2.0 in salsa sicula al quale sta pensando, con l'apertura al Pd: una marmellata consociativa e anti-storica. Una ipotesi assai avanzata, stando alle recenti intercettazioni tra Lotti e Carfagna che ho letto sui giornali. E poi, non dimentico come si è comportato nei confronti della mia città, Catania”.

Cosa ha fatto Micciché contro la sua città?

“Penso ad esempio ai 30 milioni di anticipazione per la città che alla fine dell'anno scorso ci avrebbe dato una boccata d'ossigeno. Non ci furono i tempio tecnici per l'erogazione e i parlamentari la riproposero a marzo. Nonostante l'accordo di tanti, all'Ars, deputati di ogni gruppo, il presidente Micciché ha ritenuto inammissibile quella norma che era stata correttamente agganciata a un ddl sugli enti locali. Insomma, era uno sgarbo a me e ai catanesi”.

Quella norma però sembra essere tornata in vita: è nel collegato alla Finanziaria.

“... che si è già bloccato all'Ars. Alla fine, giungeremo a un paradosso: quei soldi li restituiremo perché nel frattempo altri hanno pensato al bene di Catania. Cioè le forze politiche che compongono il governo nazionale: Lega e Cinque stelle. Non certo Forza Italia. Nonostante io fossi fino a poco tempo fa l'unico sindaco azzurro di una città metropolitana”.

Insomma, Lega e M5s avrebbero salvato Catania da un dissesto che sembrava vicino. Ci spieghi come hanno fatto, ma soprattutto, di chi è la responsabilità di questa condizione economica disastrosa del Comune.

“La norma approvata dal parlamento prevede una somma di 475 milioni a fondo perduto per sostenere le rate dei mutui. Pensi che lo stesso Berlusconi, al suo medico personale Scapagnini, destinò 140 milioni, meno di un terzo. Un grande risultato, frutto di un lavoro certosino, avviato in occasione della visita di Matteo Salvini a Catania. Devo ringraziare in questo senso il senatore e sottosegretario della Lega Candiani e la sottosegretaria Cinquestelle Castelli, che hanno portato avanti le ragioni di una città in ginocchio, diversa dalle altre”.

Appunto, a un passo dal dissesto. Le ripeto: di chi è la responsabilità di questa situazione? Perché si è giunti fino a questo punto?

“Io ho ereditato una città con un debito di oltre 1,5 miliardi di euro. Una situazione drammatica. Un terzo di questo debito è dovuto a mutui che sono stati accesi fin dal 1972, quando io non ero nemmeno nato. Altri, invece, sono stati  accesi tra il 1993 e il 1997: in quegli anni governava Enzo Bianco. Che credo abbia almeno il 70 per cento della responsabilità di questo debito. Il resto, lo imputerei anche agli amministratori di centrodestra, certo”.

Eppure, Bianco attribuisce a lei le difficoltà della città: dice che è “in mano a nessuno”. Che molte cose non funzionano, che gli appalti sono bloccati...

“Detto da chi ha lasciato in cassa appena 4 milioni di euro, e centinaia di milioni di anticipazioni, fa un po' sorridere. Bianco intanto pensi a venire in Consiglio comunale, visto che è il più assente. Dimostri così di amare la sua città, visto che i suoi cittadini lo hanno scelto per fare questo. Sono più presente io come sindaco che lui come componente del Consiglio...”.

Sì, va bene. Ma nel merito delle critiche? Bianco parla di una città mal governata.

“Le posso snocciolare alcune delle cose che abbiamo già fatto in questo primo anno. Abbiamo approvato le linee guida del Piano regolatore che Catania attende dal cinquant'anni: in due anni sarà pronto. Abbiamo attivato una procedura unica in Italia ed Europa: la concessione edilizia in appena 24 ore, attraverso un iter accelerato e pagando un surplus al Comune. Abbiamo ottenuto grandi risultati nel Turismo: dalla lotta all'evasione che ci ha consentito di aumentare il riscosso del 70 per cento, fino alla promozione su Expedia compiuta attraverso il coinvolgimento degli albergatori. E ancora, coinvolgendo i privati in occasione delle vacanze natalizie abbiamo raccolto 250 mila euro con cui abbiamo organizzato due concerti: il mio collega Orlando con quei soldi, e soldi pubblici, non privati, ha messo su il solo concerto di Bregovic. Abbiamo aperto il centro città agli eventi musicali, stabilizzato 127 precari, presto bandiremo la gara per la Nettezza urbana che ha già avuto il via libera da Anac, è pronto il nuovo piano parcheggi”.

Su tutto questo la giudicheranno i cittadini. Però, come dice lei, dopo la norma “salva-Catania” il peggio è passato. Lei ringrazia il Movimento cinque stelle, ma soprattutto la Lega. È un indizio sulla strada che imboccherà dal punto di vista politico? Che farà, insomma, l'ex di Fi Pogliese e il suo movimento 'Muovititalia'? Si muove? E in che direzione?

“Per un anno ho pensato soltanto a Catania e ho accantonato il resto. Se non fosse per la scelta, come le dicevo, di lasciare Forza Italia dopo l'ultima decisione di Miccichè che seguì il suo atteggiamento sulla norma per Catania. Si comportò come se ci fosse un problema personale, è stato un fatto grave dal punto di vista istituzionale. Insomma, alla sua domanda posso rispondere al momento solo in un modo: sarò dove non è Micciché”.

Eppure alle Europee, Forza Italia in Sicilia non è andata affatto male: ha ottenuto quasi il doppio del dato nazionale.

“Bisogna guardarlo con attenzione, però, quel dato. Quello che lei attribuisce a Forza Italia è la somma di quel partito e dei voti portati da Udc ed ex Ncd di Alfano. E cinque anni fa, quegli stessi partiti, insieme, avrebbero superato il trenta per cento. A Catania, poi, Forza Italia si è fermata al 13 per cento. Comunque, quel partito non mi interessa più”.

Sicuro? Giovanni Toti, fresco coordinatore sta lanciando la crociata per le primarie, vuole recuperare anche i dirigenti che nel frattempo si sono allontanati. Lei un pensierino non lo farebbe?

“No. Per me Forza Italia è 'game over'. Capitolo chiuso. Come potrei, del resto? Pensi solo a cosa ha fatto Miccichè sul caso Diciotti: è venuto a Catania a smentire non solo la linea del sindaco di Forza Italia, ma anche quello che era nel nostro programma elettorale. Anzi, mi sono stupito di non averlo visto pure sulla Sea Watch... Sono troppe le cose che mi separano da lui: anche l'imbarazzante atteggiamento sulla questione vitalizi. Guardi, per farla breve, io farò l'opposto di quello che farà Micciché, anche in un altro senso”.

Quale?

“Miccichè punta a distruggere il centrodestra tradizionale aprendo addirittura al Pd. Io voglio difenderlo. La mia scelta di lasciare Forza Italia è stata molto dolorosa: in 33 anni io non ho mai cambiato un partito, ho solo seguito l'evoluzione del partito nel quale mi trovavo. Da Msi ad An, poi al Pdl, infine in Forza Italia. Immagini cosa sia stato per me compiere quella scelta”.

Capitolo chiuso, diceva lei. E adesso però?

“Stiamo per decidere. E lo faremo presto, anche perché in tanti me lo stanno chiedendo. Pensi che il mio movimento 'Muovititalia' raggruppa qualcosa come trecento amministratori in Sicilia. Il mio campo di gioco è ovviamente il centrodestra. La scelta quindi sarà tra Lega e Fratelli d'Italia. A Salvini mi uniscono alcune battaglie: dall'immigrazione alla flat tax, ma ho grandi perplessità sul cosiddetto regionalismo differenziato. Vedremo. E tra poco credo che registreremo molte novità”.

A cosa si riferisce?

“È iniziato il fuggi fuggi da Forza Italia e continuerà, anche in Sicilia. Il partito è destinato a morire, a spegnersi come una candela. Penso che presto assisteremo a nuove adesioni a Lega e Fdi di politici azzurri. Qualcuno mi ha anche contattato e aspetta notizie da noi. E avrà notizie, come le dicevo, molto presto”.