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Il viaggio

Fratel Biagio replica alle critiche:
"I migranti sono nostri fratelli"


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Una parte della città lo critica. Fratel Biagio prosegue il suo viaggio.


PALERMO- Fratel Biagio è arrivato a Genova. Ha pregato sul cuore di quello che era il ponte Morandi. Ha pianto. Sono i primi giorni del viaggio del missionario laico che intende ripercorrere le orme dei migranti, passando come una nota benefica attraverso troppe orecchie abituate alla sordità.

Biagio Conte si è imbarcato ieri. Ha scritto nel suo messaggio di arrivederci a Palermo: “Sarò anch'io un immigrato, uno straniero in terra straniera così finalmente potrò condividere ed essere solidale con i tanti fratelli e sorelle emigranti e con i tantissimi fratelli e sorelle immigrati di tutto il mondo. Non accetto le ingiustizie e la divisione dei popoli, l'intolleranza e le discriminazioni. Ma spero in un mondo migliore affinché ognuno di noi possa contribuire ad essere costruttore di vera giustizia e di vera pace. Prenderò anch'io la barca, il traghetto come gli emigranti del passato e gli immigrati di oggi, da Palermo fino a Genova e poi continuerò a piedi in preghiera e penitenza fino al confine con l'Europa portando nel cuore e per iscritto i veri diritti umani e il vero umanesimo. Attraverserò nuovamente la regione Liguria e la Lombardia passando dal Duomo di Milano dove dedicherò una preghiera per tutti i popoli, per l'uguaglianza, la pace, la speranza e per una vera fratellanza”.

Eppure, una parte di città non ha compreso la scelta, perché questi sono i tempi della paura, quando ogni cosa che viene donata è come se fosse sottratta a un altro. E lo hanno criticato, Biagio, negli anfratti virtuali del web – lui che con le missioni ha sfamato e accolto chiunque - trattando il suo cammino quasi alla stregua di una diserzione dai bisogni di Palermo o di un'esibizione.

Biagio Conte, adesso, parla da un telefono di fortuna, prestato da uno dei tanti angeli che incontrerà: “Sono stato a pregare dove c'era il ponte Morandi. Il dolore mi ha toccato profondamente. Abbiamo pianto. Qui ci sono tante persone colpite. Io ho iniziato con i senzatetto a Palermo, ma ho accolto tutti, sempre, con la Missione, senza guardare al colore della pelle o alle differenze. Perché non c'è differenza tra un migrante e un palermitano. Ogni uomo è nostro fratello e va aiutato. Non possiamo scegliere chi ci fa comodo, non sarebbe giusto. Siamo tutti responsabili delle nostre azioni e delle nostre omissioni. Ora voglio condividere il dolore di chi si mette sulla strada. Sono qui a Genova, domani proseguirò. Tornerò a casa, un giorno. E spero che i cuori siano davvero cambiati. Un abbraccio a tutti”.

La comunicazione si interrompe di botto su quell'abbraccio. Ora hai capito, Palermo?