Live Sicilia

IL FESTIVAL

Storie di donne coraggiose
Le anteprime del 'Sole Luna'



Le pellicole, gli incontri, gli eventi della seconda giornata della kermesse cinematografica.

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Riflettori accesi su donne coraggiose impegnate in vari Paesi del mondo dove dittature e guerre infrangono libertà e diritti. È la rassegna monografica, Freedom Women, che prende il via oggi in anteprima mondiale, a firma Giancarlo Bocchi, al Sole Luna Doc Film Festival, giunta alla quattordicesima edizione, al Complesso di Santa Maria dello Spasimo di Palermo, in programma fino al 13 luglio.

Sei documentari, realizzati dal regista parmense , su donne impegnate in prima linea nella difesa dei diritti e della libertà in sei aree tra le più pericolose al mondo: Afghanistan, Birmania, Colombia, Cecenia, Kurdistan e Sahara Occidentale. Giancarlo Bocchi, che ha firmato una lunga serie di cortometraggi, di cui uno su Guido Picelli e oltre 20 su storie di guerra, si cimenta su quelle zone particolarmente rischiose poiché rappresentano luoghi dimenticati dai mezzi di comunicazione, nei quali si svolgono delle vere stragi. Due le anteprime assolute, fuori concorso, questa sera di Freedom Women. La figlia del Caucaso”, la storia di Lidija Jusupova, una delle poche voci, che hanno denunciato al mondo le atrocità commesse dai belligeranti in Cecenia. Orfana di madre sin dai primi giorni di vita, Lidia è scampata all’orfanotrofio grazie a una zia materna che viveva in una grande casa in campagna nei pressi di Groznyj, la capitale della Cecenia. Studia giurisprudenza e diventa avvocato entrando nella squadra degli investigatori della Procura federale alla vigilia della prima guerra cecena. Allo scoppio degli scontri separatisti in Cecenia il fratello di Lidia, poliziotto, viene assassinato dopo aver scoperto e denunciato un grande traffico clandestino di armi. Nel 1991 la trentenne Lidia, testimone diretta della tragedia cecena, si vota alla difesa dei diritti umani del popolo oppresso da entrambe le parti in conflitto, fondando in Cecenia la sede dell’associazione MemorialDefinita da Amnesty International " una delle donne più coraggiose in Europa", candidata al Premio Nobel per la Pace nel 2006, amica della giornalista Anna Politkovskaja, Lidia ha spesso ricevuto minacce di morte e perso la sua assistente Natalya Estemirova, assassinata nel 2009.

In Sfida per la libertà,(2019), a battersi con più coraggio per i diritti delle popolazioni del Cauca, nel sud della Colombia, è invece, la leader indigena Aida Quilque, quarant’anni, tra le principali dirigenti del CRIC, Consiglio Regionale del Cauca. Aida ha organizzato dimostrazioni e marce di protesta, come quella su Cali del 2008, alle quali hanno partecipato più di 45 mila indigeni del Cauca. Non ha esitato a scontrarsi più volte pubblicamente con Alvaro Uribe, quando era presidente della Colombia, costringendolo a una prova di umiltà nel Resguardo del Cauca di S. María e screditandolo, per la sua politica segreta in appoggio ai paramilitari, davanti agli indigeni e ai media colombiani. Per l’opera coraggiosa in favore dei diritti del suo popolo Aida ha dovuto pagare un prezzo altissimo. Edwin Legarda, suo marito, è stato assassinato, a 50 chilometri da Popayán, il capoluogo del Cauca, mentre di notte percorreva una strada deserta. Abitato da comunità indigene, il Cauca, è un territorio di grande bellezza naturale, sconvolto da una guerra tanto feroce quanto misteriosa. È da anni uno dei territori più pericolosi al mondo, luogo di produzione e traffico di coca, campo di battaglia di narcotrafficanti, forze di polizia, paramilitari governativi, narcoguerriglieri delle FARC, esercito colombiano. Gli indigeni del Cauca sono le vittime delle varie forze contrapposte.

Seconda giornata ricca di appuntamenti del Festival internazionale del cinema documentario di Sole Luna Doc film Festival, quella di martedì 9 luglio, che si apre alle 19, con l’incontro/presentazione di progetti che concorrono a fare di Palermo una città aperta al dialogo culturale, sociale e artistico, realizzate dal Comune di Palermo e da associazioni come Welcome Refugees per l’accoglienza in famiglia di rifugiati (con la testimonianza di alcuni protagonisti), Magione Contemporanea, progetto nato nell’anno di Palermo Capitale Italiana della Cultura e Manifesta12, e “Attraverso i miei occhi”, il progetto turistico di Moltivolti che coinvolge cittadini migranti nei tour per la città. La giornata prosegue alle 20,30, fuori concorso e dal Festival di Malaga, in collaborazione con l’Instituto Cervantes, con il film Hayati di Liliana Torres e Sofi Escudé (Spagna- Francia 2018, 85’) che rintraccia il siriano Osama Abdul Mohsen, assurto tristemente agli onori della cronaca per essere stato spinto da una giornalista ungherese nel 2015 mentre attraversava il confine. Si continua alle 21, con la proiezione dei film in concorso allo Spazio Giardino: The Fifth Point of the Compass di Martin Prinoth (Germania-Italia 2017, 78') storia di viaggi a ritroso alla ricerca delle proprie origini e di legami familiari perduti, Born in Gambia di Natxo Leuza Fernandez (Spagna 2018, 27') che racconta la drammatica condizione dei bambini accusati di stregoneria in Gambia, The Tale of Two Deaf Travellers di Raabia Hussain e William Horsefield (Regno Unito 2018, 6') il viaggio tra timori e stupore di due giovani sordi in Europa. Chiude la serata: What Walaa wants di Christy Garland (Canada-Danimarca 2018, 86'), la storia di una giovane donna cresciuta nel campo profughi della Cisgiordania che sfida la famiglia e le convenzioni sociali per inseguire il suo sogno: diventare poliziotta. Dalle 22,30 in Navata, verranno proiettati i film in anteprima nazionale: Paju di Susanne Mi-Son Quester (Germania 2019, 78’) che racconta il viaggio di una regista tedesco-coreana al confine tra la Corea del Nord e del Sud, nella città di Paju, dove si imbatte nei residenti e nei loro diversi atteggiamenti verso la divisione del Paese e che è non solo un fatto territoriale e politico ma una frattura interiore e generazionale; e il corto Home: Entwined stories of human resilience di Alex Sardà (Spagna 2017, 8’), uno spaccato del campo profughi di Pokara in Nepal dove vive una grande comunità tibetana, in fuga dal Tibet dopo che il Dalai Lama lasciò il paese nel 1959. Per la rassegna Bernardo Bertolucci. La via del nostro tempo a cura di Gianni Massironi, alle 23,

verrà proiettato La via del petrolio. Le origini (Italia, 1967, 48’), prima parte del documentario che Bertolucci girò per l’Eni sul finire degli anni Sessanta