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LA GEOGRAFIA DELL'ARS

Ars, sono già 6 i 'cambiacasacca'
La maggioranza c'è: ecco la mappa


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La coalizione a sostegno di Musumeci può contare su un numero che va da 37 a 39 deputati. Bastano e avanzano. Come è cambiata Sala d'Ercole.

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Quasi uno su dieci. Quasi uno ogni tre mesi. Sono già sei i "cambiacasacca" di Sala d'Ercole: deputati eletti con un gruppo parlamentare e che oggi militano con un'altra formazione. Nuove creature politiche o salti del fosso, insomma, hanno portato già diversi parlamentari, considerato che il numero complessivo degli inquilini di Sala d'Ercole è sceso a 70, da una parte all'altra dell'Aula.

Solo uno, in realtà, ha però coinciso anche con un cambio di maggioranza: il passaggio di Luisa Lantieri al nuovo gruppo guidato da Luigi Genovese. Ma gli uomini di Sicilia Futura da tempo sono vicini alla coalizione che sostiene il governo e alle ultime Europee hanno ricevuto il ringraziamento pubblico di Micciché: Forza Italia non è lontana, insomma.

Così, oggi la conta dei parlamentari all'Ars parla chiaro: Musumeci, in un Parlamento regionale che pende sempre di più a destra, può decisamente contare su una maggioranza. Undici parlamentari di Forza Italia, sei di Diventerà Bellissima, cinque dell'Udc, cinque di Popolari e autonomisti, quattro rispettivamente per Fratelli d'Italia e Ora Sicilia e, nella maggior parte dei casi, i due di Sicilia Futura e due del gruppo Misto: ecco com'è composta la compagine di 39 deputati che sostiene il governo regionale. All'opposizione, "soltanto" i venti deputati del M5s, i dieci del Pd e il capogruppo del Misto e presidente della Commissione Antimafia Claudio Fava: 39 a 31, o almeno 37 a 33. Sì, Musumeci ha decisamente la maggioranza numerica. Ma come è composta?

Forza Italia e Ora Sicilia

Gli alleati più forti e numerosi di Musumeci, ma anche quelli che maggiormente quindi possono influenzare il voto in Aula quando decidono di dar vita a un braccio di ferro - è successo per esempio al momento delle nomine per lo spoils system - restano i parlamentari di Forza Italia. Capogruppo, dopo l'addio di Giuseppe Milazzo, eletto al Parlamento europeo, è l'avvocato del Messinese Tommaso Calderone. Il seggio di Milazzo è stato occupato invece da Totò Lentini, ex parlamentare regionale e fedelissimo del presidente Ars Gianfranco Miccichè.

Il gruppo azzurro, dopo il primo addio, ormai mesi fa, di Marianna Caronia, ancora oggi al Misto ma pur sempre organica alla maggioranza di Musumeci, è stato messo alla prova con due addii ravvicinati, quello di Luigi Genovese e di Rossana Cannata. Il primo, recordman di preferenze a Messina, dopo essere stato associato all'inizio della legislatura agli "ex ribelli", ha fondato "Ora Sicilia", un movimento che punta tutto sul "brand" Musumeci-Razza; nelle intenzioni del governatore, questo poteva essere un tassello della famosa "terza gamba" utile a rilanciare il progetto della Lega di Salvini anche al Sud, se non fosse che, con il commissario Stefano Candiani, la Lega ha rigettato l'ipotesi di essere coinvolta in progetti che coinvolgono personaggi che hanno dismesso una casacca per indossarne un'altra. La deputata di Avola, invece, è passata a Fratelli d'Italia dove già milita il fratello Luca, sindaco in quel Comune. Intanto, la Lega ha preso le distanze dall'unico eletto in quota Carroccio: Tony Rizzotto così è transitato dal gruppo Misto ad Ora Sicilia. 

Nel gruppo di Genovese ci sono altre due parlamentari che hanno scelto di saltare il fosso. La prima, Luisa Lantieri, che dopo essere stata anche assessore nel governo di centrosinistra dell'ex governatore Rosario Crocetta, ha lasciato il Pd e, sperando di incontrare anche il favore di Saverio Romano, suo leader per ideologia, ha scelto di tornare più al centro. O più nel centro destra. Completa il quadro dei fondatori di "Ora Sicilia" Daniela Ternullo, parlamentare che ha fatto il suo ingresso a Sala d'Ercole tra i Popolari e autonomisti, in sostituzione di Pippo Gennuso, coinvolto in un'inchiesta giudiziaria che ha portato alla sospensione dalla carica di parlamentare.

Fratelli d'Italia

Attesa da tempo, come detto, è arrivata nei giorni scorsi l'adesione di Rosanna Cannata al partito di Giorgia Meloni Fratelli d'Italia. Il fratello Luca è stato anche candidato con il partito della leader romana alle ultime elezioni europee. La parlamentare regionale, anche lei annoverata tra gli "ex ribelli" di Forza Italia nella prima parte della Legislatura, ha detto di non condividere più il modus operandi del partito di Miccichè e ha scelto di spostarsi un po' più a destra.

Diventerà Bellissima, Popolari e autonomisti e Udc

Senza incertezze, fino a oggi, il sostegno di Diventerà Bellissima, movimento fondato dal governatore Musumeci; Popolari e autonomisti, tra le cui fila ci sono ben due assessori, Roberto Lagalla e Toto Cordaro, oltre al vice presidente Ars, Roberto Di Mauro; e dell'Udc, guidato da Eleonora Lo Curto. Unica "mina vagante" nel gruppo dell'Udc, anche se più volte dato per uscente e prossimo all'addio, il deputato regionale Vincenzo Figuccia, leader di un suo movimento "CambiAmo la Sicilia": quando ha lasciato l'assessorato all'Energia dopo pochi giorni annunciò che avrebbe voluto avere le mani libere. Fino ad ora, comunque, è sempre stato coerente con la sua appartenenza alla maggioranza.

Sicilia Futura e Danilo Lo Giudice

Sempre più vicini alla maggioranza e quasi sempre in sintonia con questa in occasione delle votazioni, i due parlamentari di Sicilia Futura, Edy Tamajo Nicola D'Agostino. Non proprio organici, soprattutto D'Agostino, ma decisamente jolly di Sala d'Ercole, possono diventare determinanti in caso di equilibri traballanti. Esattamente come Danilo Lo Giudice, deputato messinese iscritto al Gruppo Misto e vicino al sindaco della città dello Stretto Cateno De Luca, di cui ha anche preso il posto in Ars dopo l'elezione alle ultime Amministrative.

Insomma, numeri alla mano, non sarà schiacciante e può risentire delle eventuali assenze, soprattutto degli assessori-deputati, ma una maggioranza a sostegno della Giunta Musumeci c'è. Se i deputati a sostegno del governo, insomma, garantissero semplicemente la propria presenza in Aula, il governo non avrebbe problemi. O meglio, se i problemi ci saranno, non dipenderanno dai numeri.