Live Sicilia

PALERMO

Caso Mered, fu scambio di persona
Non è il generale, ma va condannato


condanna mered, immigrazione clandestina, mered, Mered Medhanie Yedhego, processo palermo mered, scambio di persona mered, Cronaca

Cinque anni al'imputato. Non è il capo di una banda, ma ha comunque favorito l'immigrazione clandestina

VOTA
0/5
0 voti

PALERMO - Lo scambio di persona ci fu, ma l'imputato è comunque coinvolto, seppure soltanto come favoreggiatore, nel traffico di migranti. Da qui la condanna 5 anni di reclusione inflitta dalla Corte di assise di Palermo a Medhanie Tesfamariam Bere.

È questa la sua vera identità, dicono i giudici, non quella di Mered Medhanie Yedhego, l'uomo arrestato in Sudan ed estradato nel 2016 in Italia con l'accusa di essere a capo di una delle maggiori organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di migranti. I giudici hanno disposto la scarcerazione dell'imputato perché la misura cautelare prevista per il favoreggiamento dell'immigrazione può avere una durata massima di tre anni. Nello stesso sono processo sono stati condannati  Eyasu Afomia, Traorè Arouna Said (cinque anni e tre mesi ciascuno), Tereke Andebrahan (cinque annui e due mesi), Hussein Muktar (quattro anni e nove mesi).

Un pericoloso trafficante di essere umani o il più incredibile degli scambi di persona? È stata una partita giudiziaria aspra quella fra accusa e difesa. La verità, quella di primo grado, sta in mezzo anche se il riconoscimento dell'errore di persona fa pendere la bilancia dalla parte della difesa. L'imputato non è stato condannato a 14 anni, così come aveva chiesto la Procura, ma neppure assolto come richiesto dalla difesa. Di fronte ai giudici non ha retto l'accusa che fosse un trafficante ed è arrivata la condanna per favoreggiamento.

La vicenda inizia a maggio 2016 quando un uomo viene arrestato in Sudan ed estradato in Italia il mese successivo. Vien e identificato Mered Medhanie Yedhego, 35 anni, considerato il capo di un'organizzazione che gestisce il traffico di migranti. Un traffico lucroso che ha consentito a migliaia di persone di partire dalla Libia, transitare in Italia e dirigersi negli altri paesi europei.

È stata la National Crime Agency britannica a consentire agli investigatori italiani di rintracciare il trafficante. “Non sono io l'uomo che cercate”, l'arrestato si difende. Sostiene di chiamarsi Medhanie Tesfamariam Berhe, di profesisone falegname, profugo eritreo di 31 anni. I giornali internazionali si interessano al caso. È il The Guardian, nel 2016, a supportare con un'inchiesta la tesi dello scambio di persona. Saltano fuori messaggi, post Facebook da cui emergerebbe che il vero Mered è libero e vivrebbe in Uganda.

L'imputato urla in aula la sua innocenza. Dice di essere stato picchiato dai poliziotti sudanesi. Gli hanno strappato via il documento eritreo. Il suo avvocato, Michele Calantropo, esegue delle indagini difensive con le quali fa emergere che il Dna del falegname è uguale a quello della donna che dice di essere sua madre, mentre non è compatibile con il profilo genetico del trafficante, conosciuto come il "generale".

I pm Calogero Ferarra e Claudio Camilleri sono certi delle prove raccolte. Gli inquirenti sudanesi e inglesi accertarono che l'imputato aveva in uso più utenze cellulari una delle quali, intercettata dai magistrati palermitani, risultò collegata ad alcuni trafficanti di uomini che vivevano in Libia. All'imputato furono sequestrati una serie di biglietti alcuni dei quali con numeri di telefono di persone implicate nella traffico. Anche l'analisi delle telefonate fate col cellulare in uso all'eritreo avrebbero confermato i sospetti degli investigatori: nel corso di diverse conversazioni, infatti, si parlava di traffico di migranti. L'indagato ha sempre negato che fosse suo il cellulare sequestrato. Oggi la sentenza della Corte di assise presieduta da Alfredo Montalto.

Dure le parole dell'avocato Michele Calantropo: "Per tre anni abbiamo processato un falegname che lavorava come lattaio, mentre un pericoloso trafficante di uomini è ancora a piede libero".

Le parole del procuratore

"La corte ha riconosciuto che si tratta di persona coinvolta nel favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Quindi non un povero falegname ingiustamente perseguitato. Per il resto leggeremo le motivazioni per comprendere il ragionamento della corte". Così il Procuratore di Palermo Francesco Lo Voi commenta la condanna a cinque anni di reclusione per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina nei confronti di Medhanie Tesfamarian Berhe, che secondo l'accusa sarebbe stato invece Mered Medhanie Yedhego, un "generale" eritreo che avrebbe gestito il traffico internazionale di migranti fra l'Africa e l'Europa. Per i giudici della Corte d'Assise di Palermo l'imputato sarebbe stato vittima di uno scambio di persona.