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Da Nicchi a Michele Armanno
Assolti e prescritti a Pagliarelli


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Gianni Nicchi

Il processo per intestazione fittizia di beni riguardava pub, agenzie e conti correnti

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PALERMO - Assoluzioni e prescrizioni al processo sul tesoro dei boss di Pagliarelli. L'accusa era intestazione fittizia di beni aggravata dall'avere agevolato Cosa nostra. La quarta sezione del Tribunale presieduto da Bruno Fasciana ha assolto nel merito "perché il fatto non sussiste" Luigi Giardina, Carmelo Giardina, Alessandro Costa, Chiara Portaro, Michele Armanno e Gaetano Fiorella. Per gli altri imputati cade l'aggravante di mafia e vanno in prescrizione le posizioni di Gianni Nicchi, Davide Campione, Giovanni Catalano, Alessandra Giardina, gaspare Perna, Rita Criscione, Salvatore Sansone, Giovanni Costa e Antonina Radicelli.

Le intestazioni fittizie riguardavamo due pub, un'agenzia di scommesse, un'impresa edile e alcuni conti correnti. Tra gli imputati, Nicchi e Armanno. Enfant prodige il primo, anziano capomafia il secondo, che si passarono lo scettro del comando a Pagliarelli prima di finire entrambi in cella. Nicchi è stato arrestato dopo una breve latitanza, Armanno in carcere c'è ritornato dopo avere finito di scontare una lunga condanna.

Tra i beni finiti nel giro delle presunte intestazioni fittizie, avvenute fra il 2010 e il 2011, c'era il pub “Cu mancia fa muddichi” la cui titolarità, secondo l'accusa, sarebbe stata assegnata da Nicchi e dal cognato Luigi Giardina a Campione (difeso dall'avvocato Gianluca Corsino), Catalano e ad Alessandra Giardina.

Un'altra intestazione fittizia riguardava il pub La Movida di via dei Candelai che Luigi Giardina (difeso dagli avvocati Giovanni Castronovo e Silvana Tortorici) avrebbe attribuito a Carmelo Giardina. Si prosegue con un'agenzia di scommesse nella zona di via Empedocle Restivo (Costa e Perna l'avrebbero affidata a Criscione), e con l'impresa edile di Criscione Rita: Alessandro Costa mente era detenuto (sarebbe stato poi assolto avrebbe dato le direttive al fratello Giovanni e a Salvatore Sansone affinché, con la collaborazione di Radicelli, schermasse l'impresa dagli accertamenti degli investigatori. Ed ancora: lo stesso Costa avrebbe ceduto la titolarità di un contro corrente alla moglie Chiara Portaro. Armanno, infine, veniva considerato il dominus di una ditta di impiantistica idraulica con sede in corso Calatafimi e intestata a Gaetano Fiorella.