La notte dell'Heysel | cambiò la nostra vita - Live Sicilia

La notte dell’Heysel | cambiò la nostra vita

Non abbiamo mai dimenticato.

Quella notte in bianco e nero o a colori, dipese dal televisore, cambiò per sempre la nostra vita. Non avremmo mai più guardato il calcio con innocenza.

“Il 29 maggio 1985 – ricorda l’Ansa in un servizio completo che ci riporta indietro di anni – è stata la notte più buia del calcio mondiale, quella della tragedia dell’Heysel. I tifosi juventini – 32 erano italiani – andati a Bruxelles con la speranza di festeggiare la prima Coppa dei Campioni bianconera trovarono una morte orribile nel settore Z dello stadio, travolti dalla furia degli hooligans inglesi ubriachi, schiacciati contro le balaustre o precipitati dalle gradinate, poco prima che iniziasse la finale Juve-Liverpool. Morti, però, anche per l’inadeguatezza dell’Heysel e dei servizi di sicurezza ed ordine pubblico”.

Ma noi non lo sapevamo ancora, mentre apparecchiavamo la tavola. Eravamo, felici, riuniti davanti alla tv per gustare la finale di Coppa dei Campioni. Qualcuno aveva ordinato la pizza. Altri cominciavano ad accomodarsi davanti a un piatto di pasta.

“La partita più surreale nella storia del calcio europeo fu vinta dalla Juventus con un calcio di rigore segnato da Platini. Una partita giocata con un intero spicchio dell’Heysel, senza più tifosi, transennato davanti alle macerie ed alle cose perse dai tifosi nella calca. ‘Non sapevamo cosa era davvero successo, avevamo avuto notizie di un morto, forse due, ma non potevamo immaginare una tragedia così grande’, avrebbero detto poi i giocatori bianconeri. I neo campioni d’Europa avevano festeggiato sotto la curva dell’Heysel subito dopo il 90′, ma il giorno dopo, al rientro a Torino, quando le notizie sulle tragedia erano diventate ufficiali e chiare nella loro drammaticità, ogni traccia di gioia era scomparsa dai loro volti. Sergio Brio, scendendo sulla scaletta dell’aereo, stringeva la Coppa, ma senza esultare. E Marco Tardelli, in un’intervista alla Rai, qualche anno fa ha spiegato: ‘Era impossibile rifiutarsi di giocare, ma non dovevamo andare a festeggiare, l’abbiamo fatto e sinceramente chiedo scusa’”.

 Nemmeno il tempo del primo morso al cibo deposto sulla tovaglia quadrettata e sullo schermo scorrevano immagini inconsuete. Poliziotti a cavallo. La gente in campo. Persone ferite. Il sangue. Il boccone rimase in gola. Il caldo dell’estate che stava per arrivare diventò opprimente.

Bruno Pizzul ha scritto una testimonianza, pubblicata da alcuni giornali. Ecco uno stralcio: “Confesso di avere più volte coltivato la speranza di poter cancellare dalla mia memoria quelle tragiche sequenze che mi videro coinvolto in quanto responsabile della telecronaca diretta di un evento sportivamente molto atteso ma che poi ebbe tragica conclusione. Ma mi rendo subito conto che quello che accadde, proprio per la sua assurdità e ferocia, non può e non deve passare nel dimenticatoio, dovendo trasformarsi in monito per una diversa e più responsabile partecipazione alle vicende sportive”.

Il pallone ci avrebbe spinto ad esultare ancora, ma con un’innocenza macchiata dal dolore. No, non abbiamo mai dimenticato la notte che, nei sorrisi mancati, nelle lacrime della memoria, ha cambiato la nostra vita.

 

 

 

 

 


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