Mafia, ultrà e neomelodici: Borgo Vecchio, 13 arresti

Mafia, ultrà, neomelodici e droga: Borgo Vecchio, 12 arresti

I boss gestiscono lo spaccio di droga e controllano il tifo organizzato

PALERMO – Dall’impresario di cantanti neomelodici accusato di concorso esterno in associazione mafiosa al capo ultrà del tifo rosanero indagato per sfruttamento della prostituzione. In mezzo, una serie di reati – spaccio di droga, estorsioni, furti e ricettazione – aggravati dall’avere agevolato Cosa Nostra.

Un nuovo blitz dei carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo fa emergere uno spaccato desolante del rione Borgo Vecchio dove vigono le regole di una mafia maleodorante di borgata. Una mafia dei rimasugli, che sceglie la scaletta delle canzoni nelle feste di piazza, organizza la riffa per finanziare i concerti, decide chi deve vendere pane e panelle mentre si festeggia Sant’Anna e sancisce la pace fra gli ultras, pseudo tifosi che vanno allo stadio per fare a botte e si inorgogliscono per uno striscione in Curva Nord.

Agli arresti, su richiesta del procuratore aggiunto Salvo De Luca e dei sostituti Luisa Bettiol e Amelia Luise, finiscono dodici persone (una in carcere, l’impresario Salvatore Buongiorno) e dodici agli arresti domiciliari. A due indagati, fra cui Sesto Terrazzini (a cui non vengono contestati fatti collegati a Cosa Nostra), leader Warriors Ultras Palermo, il giudice per le indagini preliminari ha imposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Il monopolio dei neomelodici

L’operazione è un seguito dell’inchiesta che portò, lo scorso ottobre, all’arresto di venti persone, grazie anche alla ribellione dei commercianti della zona. Come Livesicilia aveva raccontato ci sarebbe un monopolio autorizzato da Cosa Nostra nel settore dei cantanti neomelodici napoletani. Un monopolio gestito da Salvatore Totò Buongiorno con il benestare dei boss Tommaso Lo Presti, Gregorio e Tommaso Di Giovanni del mandamento di Porta Nuova, di cui fa parte anche la famiglia del Borgo Vecchio, guidata per ultimo da Angelo Monti. Quest’ultimo aveva affidato ruoli di vertice al fratello Girolamo, Giuseppe Gambino, Salvatore Guarino e Jari Massimiliano Ingrarao.

Le parole del pentito

Il primo a parlarne era stato il boss del Borgo Vecchio Giuseppe Tantillo. Quando divenne collaboratore di giustizia raccontò di “un impresario diciamo di cantanti napoletani che lui ce l’hanno nelle mani, diciamo, il mandamento di Porta Nuova a questo signore… diciamo si occupava di fare tutte le feste nel mandamento di Porta Nuova cioè al Capo, alla Kalsa, in tutte le borgate che fanno parte del mandamento di Porta Nuova in quanto lui era una persona che dopo passava dei soldi al mandamento”.

Alla corte di Buongiorno

Niko Pandetta e Salvatore Buongiorno

Buongiorno, ufficialmente operaio comunale addetto ai servizi cimiteriali, in pochi anni è diventato il re degli impresari. L’uomo a cui rivolgersi per salire sui palchi nelle feste delle borgate palermitane. Fu lui a organizzare i concerti in cui si esibirono i cantanti più in voga del momento, da Andrea Zeta, al secolo Filippo Zuccaro, figlio di uno dei fedelissimi del capomafia Nitto Santapaola, a Niko Pandetta, nipote del boss catanese Turi Cappello.

Pandetta è il cantante a cui Massimiliano Jari Ingarao, figlio del capomafia Nicola ammazzato dai Lo Piccolo, arrestato nel blitz di ottobre, consigliava di farsi “un tatuaggio e ci scrivi Falcone e Borsellino, così si risolvono i problemi”. I problemi erano sorti per le canzoni che il neomelodico, pur dichiarandosi estraneo al mondo mafioso, dedicava allo zio detenuto al 41 bis. Alcune sue frasi dette durante un programma in Rai egli erano costate l’annullamento di un concerto a Bollate.

Buongiorno avrebbe assecondato i desiderata dei boss: dalla scelta dei cantanti ai cachet, alla collocazione del palco. In più raccoglieva i soldi per la festa in onore di Sant’Anna dai commercianti di Borgo Vecchio e di corso Camillo Finocchiaro Aprile.

La mafia controlla gli ultrà

Un capitolo delle indagini riguarda il tifo organizzato. Tra gli indagati per concorso esterno in associazione mafiosa ci sono anche di Jhonny Giordano (fondatore delle Brigate Rosanero) e Giorgio Mangano, considerati la cerniera fra il tifo organizzato e i boss. Si parla di incontri, vendette, pestaggi, guerra all’interno della tifoseria rientrata dopo l’intervento dei mafiosi. La Procura voleva arrestarli, ma il giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta di custodia cautelare.

Leggi l’inchiesta di Livesicilia dei mesi scorsi dal titolo: “Ultrà fra violenza e pax mafiosa: così i boss controllano la curva”.

Lo spaccio di droga

Borgo Vecchio si conferma una delle principali piazze della droga di Palermo. L’ultimo capomafia Angelo Monti aveva affidato l’organizzazione al nipote Jari Massimiliano Ingarao. Quest’ultimo, dagli arresti domiciliari, gestiva la filiera: dall’acquisto degli stupefacenti in Campania alla rete dei pusher.

Al suo fianco avrebbero lavorato i suoi fratelli Gabriele e Danilo, Marilena Torgersossa, Carmelo Cangemi, Francesco Paolo Cinà, Saverio D’Amico, Davide Di Salvo, Giuseppe Pietro Colantonio, Salvatore La Vardera, Francesco Mezzatesta, Giuseppe D’Angelo, Nicolò Di Michele, Gaspare Gardina, Gianluca Alteiri e Vincenzo Marino. Ai domiciliari anche Piero Matranga ed Emanuel Sciortino.


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