Affari e segreti di Montante: il dirigente e il quaderno del mistero

Affari e segreti di Montante: il dirigente e il quaderno del mistero

In un verbale racconta di investimenti ma anche che l'ex presidente di Confindustria si sentiva "tranquillo"

PALERMO – “Ho sciolto la mia riserva e sono qui per riferire circostanze a me note”. La riserva di Vincenzo Conticello, è lui a parlare, l’aveva espressa all’incontro “informale” avuto nel 2018 con Antonino Di Matteo, allora sostituto della Direzione nazionale antimafia e oggi al Csm.

Era stato invitato a rivolgersi ai pubblici ministeri di Caltanissetta che indagavano sul “Sistema Montane”. “Le circostanze note” sono un pezzo dell’inchiesta bis sull’ex presidente di Confindustria Sicilia, giunta nei giorni scorsi alla fase dell’avviso di conclusione delle indagini, preludio di una richiesta di rinvio a giudizio.

Il fascicolo si è via via ingrossato, anche con episodi misteriosi. Ad esempio quelli riferiti nel marzo 2018 da Vincenzo Conticello, ex titolare dell’Antica Focacceria San Francesco, storico locale della vecchia Palermo. Lo hanno assunto alla Regione grazie alla legge sui testimoni di giustizia dopo che denunciato e fatto arrestare coloro che prima erano andati a chiedergli il pizzo e poi volevano prendersi la sua attività.

Il “quadernetto” dei misteri

Conticello ha avuto delle notizie da un notaio che “era stata presentata a Montante dall’assessore Gaetano Armao”. In particolare “Montante le aveva parlato di investimenti in Messico nei quali la voleva coinvolgere”. Sempre il notaio “mi ha riferito che Montante si sente tranquillo in relazione alla sua situazione giudiziaria, che la magistratura lo aveva attaccato solo perché la moglie era figlia di un mafioso, ma che non avevano raccolto alcunché sul suo conto”.

Ma la sicurezza dell’ex leader degli industriali siciliani sarebbe derivata anche dal fatto che “dispone di un piccolo libro nel quale ha annotato tutto, anche le biciclette delle quali aveva omaggiato, nel corso degli armi, personaggi di ogni contesto istituzionale e, a mo di battuta, mi ha pure detto che le biciclette servono per pedalare, ma anche per trasportare, alludendo cioè che all’interno delle biciclette potesse esservi dell’altro”.

Potrebbe trattarsi “di un quadernetto delle dimensioni della metà di un foglio A4, forse di colore rosso” su cui Conticello ha visto spesso Montante scrivere delle annotazioni.

Conticello era “comandato” all’assessorato regionale alle Attività produttive, luogo chiave degli affari di Montante che, non caso, sostengono gli inquirenti, vi avesse piazzato due assessori, Mariella Lo Bello e Linda Vancheri, condizionando le scelte del governatore Rosario Crocetta (leggi la difesa di Crocetta).

La vicenda Expo

“Nei giorni scorsi i miei colleghi hanno manifestato la preoccupazione per quello che potrebbe succedere qualora venisse effettuato un controllo per l’affitto di stand da parte della Regione Siciliana per Expo Milano – ha raccontato Conticello nel verbale di marzo 2018 -. Sono stato incaricato di verificare una pratica relativa al finanziamento da parte della Regione in favore di Unioncamere per il promovimento di imprese siciliane presso il Niaf di Washington. Si trattava di un finanziamento di 133.000 per venti imprese siciliane. Dopo i primi accertamenti ho scoperto che in realtà la maggior parte degli imprenditori che avrebbero dovuto partecipare al Niaf (National italian american association) in realtà non ne sapevano nulla o avevano già fatto sapere di non essere interessati. Alla fine erano soltanto cinque le imprese realmente interessate, tutte del nisseno, tra le quali ‘Antico Torronificio Nisseno’ e una impresa di biciclette che sapevo essere società riconducibili al Montante, nonché una che si occupa di componenti di imballaggi”.

A Conticello era saltato all’occhio, ad esempio, che “per il Caffè Milano era stato indicato un preventivo di 1.000 euro a persona e io chiamai personalmente accertando che il costo era invece di 397 dollari a
persona”.

Conticello ha conosciuto Antonello Montante e Ivan Lo Bello nel 2007 quando gli erano stati presentati dal politico Fabio Granata: “Mi dissero che erano interessati a costituirsi parte civile nei processi in cui erano persone offese imprenditori. Da quel momento sono iniziati rapporti di frequentazione con i due e si sono offerti di aiutarmi in specie attraverso i contatti di cui disponevano nel mondo della finanza per una operazione imprenditoriale a Milano”.

La cena dopo l’incontro con il papa

Il dirigente regionale ed imprenditore in effetti ha aperto un ristorante a Milano. Montante era “cliente abituale”, così come l’assessore Linda Vancheri, del suo locale: “Prima della nomina di Montante come responsabile per la legalità di Confindustria da parte della Marcegaglia, sono stato contattato da Montante per una cena a Roma all’Aventino dopo che lo stesso era stato ricevuto dal Papa. Inizialmente pensai che si trattasse di una cena con i familiari, ma in realtà alla stessa parteciparono, oltre lo stesso Montante, la Marcegaglia, Lo Bello, un avvocato di Palermo che se non ricordo male si chiama Piazza. Nel corso della cena ho capito che la stessa era finalizzata alla designazione del responsabile per la legalità di Confindustria ed inizialmente ho equivocato pensando che volessero nominare me, ma in realtà la Marcegaglia designò poi Montante. A questo punto mi allontanai simulando un impegno perché mi resi conto che la mia presenza era solo per avere un avallo da parte di un soggetto che in quel momento era un simbolo dell’antimafia per aver denunciato i propri estorsori”.

Affari in Italia e all’estero

Tra i commensali c’era anche Francesco Agnello (che non è coinvolto nell’inchiesta). Si tratta di un avvocato palermitano, in passato indagato per corruzione a Sesto San Giovanni.

I pm hanno chiesto a Conticello se Agnello avesse uno sponsor politico: “Non ne sono certo, ma ritengo che lo avesse e che si trattasse dell’onorevole Lumia, perché frequentavo il suo studio in quanto ero un testimone di giustizia e Lumia era istituzionalmente il mio referente in quanto presidente della commissione Giustizia e commissione Antimafia, e in molte occasioni incontrai nel suo studio Agnello”.

Evidentemente Conticello e Agnello entrarono in confidenza visto che il dirigente ha detto di avere saputo dall’avvocato notizie su “una serie di operazioni immobiliari in Umbria, Toscana, Roma a prezzi bassi in conseguenza della dismissione di proprietà da parte del Vaticano”.

A Conticello fu offerta “la gestione di un bistrot in via della Conciliazione. Montante era sempre a conoscenza delle iniziative e degli incontri che avevo con Agnello, vantandosi che tutto accadeva per merito suo e Agnello non faceva mistero dei suoi rapporti con Montante.

Era un buon affare perché “mi fu prospettato che l’Opera Romana Pellegrini (non coinvolta nell’inchiesta, ndr) sarebbe stata il miglior cliente del ristorante perché i pellegrini avrebbero ricevuto un buono pasto da 11 euro convenzionato con il ristorante”. L’accordo avrebbe previsto che il 20% “lo avrei dovuto girare a una società riconducibile ad Agnello, emettendo
fatture per servizi resi”.

Conticello rifiutò l’offerta perché non era questa la sua idea imprenditoriale. Voleva aprire un ristorante. Non andò in porto neppure un’altra proposta: “Un monastero acquistato in Umbria da trasformare in albergo”.

Altro episodio. Nel 2009 Conticello si era messo in contatto con Dario Lo Bosco, allora presidente di Rfi. Gli chiese se era possibile utilizzare la stazione Lolli di Palermo come location per un’azienda di orologi. Conticello era stato incaricato di occuparsi del catering. Lo Bosco, che aveva conosciuto tramite Montante e Lo Bello, gli disse di rivolgersi a Lo Bello. Così fece solo che, aggiunge il dirigente regionale, “alla mia richiesta manifestò un certo fastidio e mi disse che per la stazione in realtà mi dovevo rivolgere ad Agnello”.

Conticello avrebbe poi appreso che “la stazione era stata acquistata per circa due milioni di euro da una società controllata da Montante
tramite un mutuo concesso dal Banco di Sicilia di cui Lo Bello era presidente… successivamente Agnello mi disse che non potevo essere aiutato e successivamente ho scelto un altro posto per la manifestazione. Dopo questa vicenda, avvenuta se non ricordo male nel 2010 le nostre strade si sono separate”.

“L’assessore si arrabbiò”

E la vicenda Expo? “Era previsto l’acquisto di riviste per scopi pubblicitari per un importo di circa 30.000 euro che per me era assolutamente inutile. Ne parlai con l’assessore Maria Lo Bello alla quale consigliai di non fare la manifestazione o comunque di ridurre il finanziamento a 30 mila euro visto che erano interessate soltanto 5 imprese e l’importo di 133.000 euro era parametrato su venti imprese. Le mie rimostranze attenevano sia all’importo del finanziamento sia alla
possibilità di procedere a tale finanziamento tenuto conto del capitolo di spesa da cui attingere le risorse. L’assessore Lo Bello non prese bene la mia decisione e in mia presenza chiamò il mio direttore generale Ferrara che le confermò i miei dubbi. La Lo Bello si arrabbiò accusandomi di essermi messo di traverso e perché non voleva fare brutta figura con Montante che era presidente di Unioncamere. La vicenda è finita con finanziamento di 56.000 euro concesso ad Unioncamere.

Su Expo ci sarebbero state anche altre “evidenti anomalie”. Così le ha definite Conticello secondo cui, “facendo un confronto con altre regioni, il Trentino Alto Adige e la Sicilia hanno affittato spazi di medesime dimensioni, il Trentino Alto Adige lo ha pagato 250 mila euro e la
Sicilia lo ha pagato 800 mila euro. Dopo la visita della Guardia di Finanza i miei colleghi commentarono rilevando che se fosse stato fatto un controllo su Expo Milano sarebbero emerse tante irregolarità”.

Infine ha aggiunge un ulteriore tassello: “Nel luglio 2017, la Regione aveva finanziato Unioncamere per pagare ad americani del Niaf un soggiorno a Palermo. Ho saputo che in occasione della manifestazione di novembre del Niaf in cui doveva essere consegnato un premio alla Regione Siciliana, Crocetta e Lo Bello mandarono Montante per ritirare il premio. Il periodo era quello di fine legislatura della presidenza Crocetta e, sempre in tale arco di tempo, io stesso ho avuto modo di vedere sacchi della spazzatura contenenti documenti, alcuni interi altri strappati, così come mi è stato riferito che prima della nuova legislatura si sarebbero formattati tutti i computer presenti negli uffici della Presidenza”. Era un “prassi” prima dell’insediamento della nuova giunta.


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