Picchiata in classifica, cala 'Il Sole' sul sindaco Orlando

Picchiata in classifica, cala ‘Il Sole’ sul sindaco Orlando

Orlando va male. la città va male. La politica si divide. Poveri palermitani...

“I fatti sono ostinati”, diceva Lenin che non era certo un democristiano. E dunque converrà osservare i fatti, prima di trarre delle conclusioni. La classifica di gradimento del ‘Sole 24 Ore’, riguardo ai sindaci, come abbiamo scritto, è un riflesso abbacinante: “Agli ultimi tre posti della graduatoria delle 105 città capoluogo ci sono Salvo Pogliese (Catania, 30% dei consensi), Luigi De Magistris (Napoli, 35%) e Leoluca Orlando (Palermo, 39%)”. A naso, dai discorsi che si sentono in città, si tratta perfino di una percentuale lusinghiera. Ora, il gradimento dei governati rispetto a un governante – diciamo dalla rivoluzione francese in poi – è anch’esso un elemento di cui tenere conto: un fatto. Perché in democrazia funziona così. Ovviamente, la politica – secondo interessi e schieramenti – si è già lacerata con picchi di ordinarietà da sfiorare le interviste del dopo-partita ‘scapoli vs ammogliati’.

“Il sondaggio de ‘Il Sole 24 ore’ sul gradimento dei sindaci merita una riflessione approfondita che non può essere demandata alle dichiarazioni sgraziate delle tifoserie. Il calo dei sindaci delle grandi città, infatti, ha una spiegazione chiara che viene offerta dallo stesso quotidiano secondo cui nelle grandi città i problemi crescono, soprattutto dopo che il Covid ha imposto una riorganizzazione di strategie e servizi su cui i Comuni da soli non hanno strumenti per intervenire”. Così, l’assessore Giusto Catania un attimo dopo avere abbandonato – si suppone – la maglietta di orlandiano.

Commenta il consigliere Igor Gelarda, capogruppo della Lega, per conto della sua squadra: “Questa mattina Il Sole 24 Ore ha pubblicato il governance poll 2021, un sondaggio sull’indice di gradimento dei  sindaci dei capoluoghi. Il disastro del sindaco Orlando era largamente preannunciato. Orlando in fondo alla classifica, al centoduesimo posto, con un indice di gradimento al minimo storico. Come potrebbe essere diversamente per un sindaco la cui città è ormai in dissesto funzionale e tra poco anche finanziario? Orlando, ormai alla fine della carriera e di un ultimo mandato politicamente vergognoso, verrà ricordato come il sindaco delle mille bare, dei cumuli di spazzatura, delle voragini sulla strade. Come il sindaco della città che non c’è se non nella sua visione, quella che lui racconta ai giornalisti stranieri. E come il sindaco di un modello di accoglienza fallimentare, quando i primi a non sentirsi accolti in città sono proprio i palermitani”.

Il riferimento alle tifoserie non vuole qualificare la politica come curva calcistica, anche se, talvolta… Il punto è che, come sempre, manca una riflessione lucida, concreta, appassionata, giusta e severa sulla città. Proprio quello che servirebbe. I palermitani vagano da una retorica all’altra, alla stregua di pugili loro malgrado suonati, in attesa del gong. Si avvicinano le elezioni, seppure il clima è da campagna elettorale permanente, anno dopo anno. Al canto della visione si oppone il controcanto della disperazione: l’uno e l’altro propagandati dalle rispettive botteghe. In mezzo c’è Palermo derelitta.

In mezzo, cioè, c’è lo scempio del cimitero dei Rotoli. C’è il dramma viario di ponte Corleone. E solo per citare qualche aspetto. C’è una situazione di disastro, visibile a tutti. C’è una città in sofferenza. E qui le curve non c’entrano. Palermo ha una sola bandiera da sventolare con orgoglio: quella dell’accoglienza e della solidarietà. Il resto è la narrazione di un tramonto: il Sole che cala sul lunghissimo regno del sindaco Orlando.


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