Palermo, Lentini: "Io in campo, facciamo le primarie" - Live Sicilia

Palermo, Lentini: “Io in campo, facciamo le primarie”

Il capogruppo dei Popolari e autonomisti all'Ars a tutto campo.

PALERMO – Toto Lentini lancia il guanto di sfida per le amministrative palermitane e non teme le primarie. Il capogruppo dei Popolari e autonomisti all’Ars non crede che la candidatura di Davide Faraone possa stravolgere il quadro politico palermitano attraendo pezzi di centro, magari quelli rimasti fuori dal tavolo del centrodestra. Lentini sarà della partita. E sul futuro di Musumeci mette la mano sul fuoco. “Perché ci sono altri candidati?” si chiede retoricamente. 

Partiamo dalle amministrative palermitane. Il suo è uno dei nomi sul tavolo delle trattative. Secondo lei, alla luce degli ultimi sviluppi, il centrodestra rimarrà compatto, è favorevole alle primarie?

Io sono candidato non mi tiro indietro. La possibilità delle primarie mi va benissimo. Sono stato il primo a dichiararlo sui giornali. Se ci sono tutti questi candidati, mi sembra una scelta ottima: finalmente il popolo sceglie un candidato sindaco. Mi sembra la scelta più opportuna.

Secondo lei la candidatura di Faraone può scompaginare l’attuale quadro politico?

Non lo so. Pensavo ci fosse un accordo con Forza Italia (anche alla luce della nascita dell’intergruppo all’Ars), ma da quello che ho capito leggendo le dichiarazioni di Tamajo, penso che non sia così. La disponibilità di Forza Italia non c’è. Mi sembrano lontani anni luce. Faraone sarà il candidato di Italia Viva. E poi di chi?

Magari degli gli attori rimasti scontenti dalle vicende del tavolo del centrodestra. No?

Chi sono? 

Salvatore Cuffaro e Saverio Romano. Non si potrebbe creare un asse centrista?

Non lo so. Intanto questo centro non si capisce chi lo deve adottare prima. Penso che possono parlare di centro quelli che negli anni hanno portato avanti un’idea politica centrista. Il centro non è rappresentato soltanto da Cuffaro e Romano, ci siamo anche noi autonomisti che veniamo da questa esperienza.

Sabato Musumeci alle Ciminiere ha addossato le colpe a partiti e deputati di maggioranza del naufragio di alcuni ddl non andati ancora in porto. Questo secondo lei rischia di acuire la crisi tra il presidente e la sua maggioranza?

No. Sui ddl non penso ci sia stata una diatriba tra presidente e partiti. Ci sono alcuni articoli che non vengono sposati dai deputati: è una scelta naturale, un parlamentare può condividere o meno un ddl o un articolo. Non vedo una diatriba aperta. Penso che il presidente sta lavorando bene. Consideri che in parlamento non sempre abbiamo la maggioranza, quindi è normale che, quando si registrano assenze in aula, la minoranza ci metta in difficoltà e ci metta i bastoni tra le ruote.

Sulla ricandidatura di Musumeci però ci sono un po’ di mal di pancia. No?

Questo è quello che abbiamo letto. Però il mal di pancia può venire anche in merito al giudizio su qualche questione specifica, ma in questo momento ci sono altri candidati alla presidenza? 

No.

Quindi mi sembra assurdo pensare a un mal di pancia. I partiti giocano una partita per cercare di fare attenzionare il presidente su certe scelte. Le dico la verità.

Prego. 

Sono i partiti che devono eventualmente sostituire gli assessori. Il governo, eccetto i due sostituiti da Forza Italia, è rimasto uguale. A mio avviso sarebbe stato più opportuno, almeno sei mesi fa perché ormai non penso ci siano più i tempi con la legislatura in scadenza, organizzare un governo di fine legislatura con un accordo tra i partiti e il presidente. 


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