Clan Laudani, annullata la confisca a Carmelo Bonaccorso - Live Sicilia

Clan Laudani, annullata la confisca a Carmelo Bonaccorso

La Corte d'Appello ribalta la decisione del Tribunale Misure di Prevenzione impugnata dalla difesa.

CATANIA. La Corte d’Appello di Catania ribalta la decisione del Tribunale – Sezione di Prevenzione nei confronti di Carmelo Bonaccorso, ritenuto esponente del gruppo di Viagrande del clan Laudani e coinvolto nell’inchiesta Vicerè che nel 2016 ha decimato la famiglia mafiosa. Annullata la misura di prevenzione personale e restituita la quasi totalità dei beni oggetti della confisca di primo grado.

La Corte d’Appello, a seguito dell’impugnazione del collegio difensivo composto dai legali Ivan Maravigna, Michela Spadafora, Angelo Mangione, Sergio Scollo e Giacomo Iaria, ridimensiona la misura di prevenzione nei confronti di Carmelo Bonaccorso, risultato essere “stato legato al boss Giuseppe Laudani per la ricostituzione del gruppo di Viagrande”. Un’adesione, quella di Bonaccorso, avvenuta dopo il ridimensionamento del sottogruppo di Viagrande a seguito dei numerosi arresti che l’avevano decimato. 

Un elemento che lo stesso giudice di primo grado del processo Vicerè, nel quale il 59enne era rimasto implicato e per il quale si trova detenuto dal 2016, escluse per Carmelo Bonaccorso “la qualità di organizzatore del gruppo di Viagrande, proprio in ragione della inesistenza di un gruppo”. Non sono segnalati, inoltre, fatti che consentano di accertare che, in regime di custodia, abbia continuato a fornire il proprio contributo o a manifestare la propria appartenenza alla Laudani. 

Alla luce anche questi riscontri la Corte d’Appello annulla la misura di prevenzione personale applicata a Bonaccorso e la confisca dei seguenti beni dei quali dispone la restituzione agli aventi diritto:
Una Fiat 500; una polizza Postevita; una polizza vita; un autoveicolo Bmw; un immobile a Trecastagni; altra polizza Postevita; un libretto di deposito e risparmio.

Viene confermata, invece, la confisca del fabbricato di Viagrande. L’unico immobile che secondo la valutazione dei giudici d’appello ha una provenienza illecita.


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