I boss, i Salvo e la tenuta agricola: confisca per tre imprenditori

I boss, i cugini Salvo e la tenuta agricola: confisca per tre imprenditori

I beni si trovano fra San Giuseppe Jato e Santa Ninfa e valgono un milione mezzo di euro
MISURE DI PREVENZIONE
di
2 min di lettura

PALERMO – Valgono un milione mezzo di euro i beni confiscati dalla Direzione investigativa antimafia ad una famiglia di imprenditori del settore agricolo di San Giuseppe Jato, in provincia di Palermo. Il decreto è stato emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani, su proposta del direttore della Dia, nei confronti di Ciro Gino Ficarotta, del figlio Leonardo e del nipote Paolo Vivirito.

I giudici hanno espresso un giudizio di pericolosità sociale di tipo “qualificato”. Ci sarebbero gli indizi di appartenenza alla mafia.

“L’odierno risultato si inserisce nell’ambito delle attività istituzionali finalizzate all’aggressione delle illecite ricchezze acquisite e riconducibili, direttamente o in direttamente, a contesti delinquenziali – spiegano dalla Dia -, agendo così a tutela e salvaguardia della parte sana del tessuto economico nazionale”.

Va in confisca anche una tenuta agricola a Santa Ninfa con sessanta ettari di terreno. Padre, figlio e nipote furono coinvolti, nel marzo del 2018, in un blitz dei carabinieri assieme ai boss di Salemi, Michele Gucciardi, e di Vita, Salvatore Crimi. Assieme a loro fu arrestato Vito Nicastri, conosciuto come “il signore del vento” a cui sono stati già confiscati beni per oltre un miliardo di euro.

Non era ancora esploso lo scandalo delle mazzette pagate da Nicastri a dirigenti e funzionari dell’assessorato all’Energia per ottenere il via libera ad alcuni impianti progettati insieme al rofessore Paolo Arata, suo socio in affari.

I boss erano già riusciti ad aggiudicarsi all’asta, tramite alcuni imprenditori compiacenti, una tenuta di Giuseppa Salvo, moglie di Antonio Maria Salvo, nipote di Nino e Ignazio, esattori mafiosi di Salemi. E puntavano alle proprietà del marito che però non si piegò alle pressioni mafiose.

La tenuta era stata formalmente acquistata all’asta da Roberto Nicastri, ritenuto prestanome del fratello Vito per poi essere ceduta alla Vieffe Agricola di Ficarotta e Vivirito per 530.000 euro.

Il prezzo di vendita reale dei terreni era, però, notevolmente superiore a quello dichiarato negli atti notarili e la differenza, pari a oltre duecentomila euro, sarebbe stata versata da Ciro Gino Ficarotta in contanti nelle mani dagli uomini di Cosa Nostra, per la loro attività di “intermediazione immobiliare”.

La confisca riguarda la Vieffe, con un valore stimato in un milione e mezzo di euro compresa la tenuta, numerosi conti e depositi bancari.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI