CATANIA – Una sosta fuori dal percorso della processione quella della Candelora degli Ortofrutticoli del 4 febbraio scorso nell’incrocio tra via Torre del Vescovo e via Antico Corso. Una fermata di molte ore proprio sotto la casa dove sta scontando i domiciliari Massimiliano Salvatore Salvo, 33 anni, affiliato al clan Cappello.
Il caso sollevato dal quotidiano online Meridionews getta nuove ombre sulla festa dedicata a Sant’Agata. La stessa sera le telecamere di LiveSicilia (GUARDA IL VIDEO) erano andate sul posto ed avevano notato la misteriosa e lunga sosta del cereo votivo. Già da mercoledì sera quanto accaduto è al centro di accertamenti della polizia: si sta verificando se ci sia un collegamento tra il sequestro dei botti all’interno del bastione degli infetti e questa “annacata” fuori programma.
Tutti e due gli episodi sembrerebbero portare al nome del giovane boss che gestisce un gruppo di spacciatori a San Cristoforo. Il figlio di Giuseppe “U Carruzieri” e fratello di Giampiero, coinvolto nella strage di Catenanuova, è originario di Librino ma da qualche tempo vive nel cuore dell’Antico Corso da sorvegliato speciale. Però, qualche mese fa, è stato beccato a Napoli mentre accompagnava un altro nome della criminalità organizzata nel capoluogo campano. E la sorveglianza speciale si è trasformata in detenzione ai domicialiari. Salvo sarebbe stato l’anno scorso per 7 mesi circa il reggente del clan di Turi Cappello, capomafia al 41 bis. Le redini del clan però oggi sarebbero nelle mani di Salvatore Lombardo, tornato libero da qualche tempo dopo aver espiato la condanna nel processo Revenge.
Non sono mancate le reazioni della società civile alla notizia. Non commenta quanto accaduto Salvo Castro, una delle anime del Comitato Antico Corso. “Aspettiamo la lettura che darà l’amministrazione comunale” – è l’unica cosa che si sente di dire.
“Aspettiamo conferme dalle autorità ma se quanto successo fosse fondato sarebbe una clamorosa conferma di quanto hanno detto i pentiti – commenta Renato Camarda del Comitato per la legalità per la festa di Sant’Agata – e cioè che ci sia un collegamento tra alcune candelore e il clan Cappello. Questo significherebbe che quanto accadeva negli anni ’90 secondo i collaboratori di giustizia è continuato fino ad oggi”.
In attesa di avere approfondimenti di natura investigativa sulla fondatezza che la sosta della Candelora in quel punto era davvero riservata ad una sorta di tributo al mafioso di turno, diversi interrogativi sorgono rivedendo il regolamento presentato per garantire l’ordine pubblico il 31 gennaio scorso. Primo: per le candelore c’era l’obbligo di comunicare in tempo reale i propri spostamenti in Questura. E non solo, le stesse erano tenute a non distanziarsi eccessivamente dal Fercolo durante le processioni. Tutto questo non è stato rispettato. Ogni Candelora, inoltre, doveva essere accompagnata da un Vigile Urbano. Perchè non c’è stato, dunque, alcun intevento visto che il cereo votivo degli Ortofrutticoli era fuori dal percorso della processione?

