Abituiamoci alla B | Ma non finisce tutto

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10 Aprile 2017, 18:09

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Abituiamoci alla serie B. E’ costume del tifoso sperare oltre l’inverosimile. Tutti ci ritroviamo, prima o poi, sugli spalti di qualche destino cinico e baro ad augurarci ciò che non può più accadere: una guarigione, il ritorno di un amore, un giorno che sia soltanto diverso dai precedenti. Il tifoso lo fa di professione. La sciarpetta gli è stata cucita sopra un cuore di ragazzo che tale rimane, sotto i colpi di qualunque tempesta. Così, vive di speranze senza morire disperato. Ma nemmeno il sorriso più folle immagina ormai un finale differente. Il Palermo, l’anno prossimo, militerà nel sottoscala che una volta veniva chiamato la cadetteria, quando Ezio Luzzi narrava i suoi poveri miti alla radio: “Attenzione, ha segnato la Cremonese…”. E Ameri, interrotto, si incacchiava.

Abituiamoci alla serie B, noi che abbiamo vissuto per anni in serie A, forse oltre i nostri mezzi, per gentile e dispotica concessione di un imprenditore forestiero che prima chiamavamo padre e adesso chiamiamo patrigno. L’epopea di Zamparini è tramontata e con essa la pagina più gloriosa nella storia del calcio cittadino. Ne sarà mai composta un’altra? Non lo sappiamo. Al momento dobbiamo prenderne atto: la festa è finita.

Abituiamoci, anche se facciamo finta di averci già fatto il callo e diamo il nome di indifferenza a un amore tradito. Anche se sappiamo che saperlo non sarà come viverlo, perché non lo è mai. Prevedere che un martello cadrà sul piede non toglie un grammo di dolore al piede percosso da un martello, quando accade davvero. Cominciamo a pensarci, anche se la bruciatura di una retrocessione provocherà lo stesso sofferenza, per non perdere il senso delle proporzioni. Esercizi di equilibrio, per favore. Dice il saggio: se finisce una stagione della vita o del calendario, non finisce mica tutto.

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Tutto, nella contabilità del pallone rotolante, è l’amore che un tifoso ha per la sua maglia. Ed è la passione, rabbiosa o soddisfatta, il vero combustibile del rito domenicale (con la B, sì, il sabato). Il resto – la televisione, i soldi, gli affari – rappresenta il corollario di quel gesto ripetuto migliaia di volte per migliaia di volti: un uomo che esce di casa per sedersi nel suo posticino in curva. Sarà eccessivo riconoscere che perfino una cosa apparentemente così marginale può dare un senso all’esistenza? Dipende dalle esistenze, non diamo nulla per scontato. E poi non è mai in rosso il conto corrente di chi crede in qualcosa, qualunque cosa sia.

Abituiamoci alla serie B. Sapendo che il cuore, seppure storto e offeso dalle bugie, più che dalle sconfitte, rimarrà ancora al suo posto. La gente che si mobilitava per il partitone col Kroton, gli sciami colorati di rosanero che si riversavano sugli spalti del Provinciale a Trapani non saranno mai cancellati.

Se non ci fossero più costoro, i portatori sani di un sogno bello e impossibile, allora sì che sarebbe una sciagura. Allora sì che per Palermo, disperatamente bisognosa di svolte, di audaci sciarpette, di indicibili pazzie, sarebbe la fine.

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10 Aprile 2017, 18:09

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