Agrigento, mafia: l'avvocata e gli altri boss, pene pesantissime

Mafia, l’avvocata e gli altri boss: pene pesantissime NOMI

Sotto processo presunti capimafia e gregari delle cosche agrigentine
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PALERMO – Quindici anni e 4 mesi di carcere. L’avvocata di Agrigento Angela Porcello apre l’elenco dei condannati. Disse di volersi pentire, aveva scritto una lunga lettera ai giudici per ribadire la volontà di collaborare con l’autorità giudiziaria e dissociarsi “da qualunque associazione di stampo mafioso o criminale e da tutti i suoi affiliati e membri siano essi imputati o partecipi, liberi oppure in vinculis, o non raggiunti ancora da provvedimenti giudiziari”. Spiegò di essere stata trascinata in due anni di follia dal compagno.

L’ex legale, radiato dall’Ordine, non ha convinto. Oggi è stata condannata assieme al suo compagno, Giancarlo Buggea, considerato uno degli esponenti di spicco della mafia agrigentina.

Gli imputati e le pene

Ecco tutte le pene inflitte dal giudice per l’udienza preliminare di Palermo Paolo Magro: Giancarlo Buggea, canicattinese, 20 anni; Angela Porcello, di Naro, 15 anni e 4 mesi; Luigi Boncori, di Ravanusa, 20 anni; Simone Castello, di Villafrati, ex postino di Bernardo di Provenzano, 12 anni.

Ed ancora: Emanuele Cigna, di Canicattì, 10 anni e 6 mesi; Giuseppe D’Andrea, assistente capo di polizia, di Agrigento, 3 anni e 4 mesi; Calogero Di Caro, boss di Canicattì, 20 anni; Vincenzo Di Caro, di Canicattì, un anno; Giuseppe Grassadonio, di Agrigento, 10 mesi; Annalisa Lentini, di Agrigento, 1 anni e 8 mesi; Gaetano Lombardo e Gregorio Lombardo, entrambi di Favara, 3 anni e 4 mesi, 17 anni; Calogero Paceco, di Naro, 8 anni; Giuseppe Sicilia, di Favara, 18 anni e 8 mesi.

Tre assolti

Ci sono degli assolti: Luigi Carmina, di Caltanissetta, Giuseppe Pirrera, di Favara, Antonino Oliveri, di Canicattì, Gianfranco Roberto Gaetani, di Naro, Giovanne Nobile. Erano difesi dagli avvocati Michele Giovinco, Filippo Gallina, Giuseppe De Caro e Stefano Argento.

I carabinieri del Ros, coordinati dai sostituti della Dda Gianluca De Leo, Claudio Camilleri e Francesca Dessì e dall’aggiunto Paolo Guido, accertarono tra l’altro che Cosa Nostra e Stidda si spartivano gli affari illeciti. L’ufficio della penalista sarebbe stato usato per organizzarvi summit tra i capimafia.

Summit nello studio legale

I boss dei mandamenti di Canicattì, delle famiglie di Ravanusa, Favara e Licata, Simone Castello di Villabate e il nuovo capo della Stidda, l’ergastolano Antonio Gallea, killer del giudice Rosario Livatino, a cui i magistrati avevano concesso la semilibertà, si davano appuntamento nello studio di Porcello per discutere di affari e vicende legate a Cosa Nostra.

“Matteo Messina denaro…

Una volta Buggea e Castello iniziarono a bisbigliare e a comunicare scrivendo su un pezzo di carta. Buggea sussurrava il nome dell’ultimo dei grandi latitanti: “Messina Denaro… iddu… la mamma del nipote che è di qua… è mia commare… hanno sequestrato tutti i telegrammi mandati dalla posta di Canicattì… per vedere… per capire…”.

Difensore del boss ergastolano Giuseppe Falsone, Porcello si era fatta nominare legale di fiducia di altri due boss al 41 bis, il trapanese Pietro Virga e il gelese Alessandro Emmanuello, riuscendo a fare da tramite tra i tre, tutti detenuti nel carcere di Novara.


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