“Ma se gli serviva a tutti il nome” | Aldo Naro: confessione e misteri

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05 Luglio 2015, 06:15

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PALERMO – C’è un colpevole. Reo confesso del delitto. Ci sono, però, tante altre presunte responsabilità da accertare. Lo confermano le indagini che scavano nelle conversazioni dei protagonisti e nelle voci dello Zen.

Sul fatto che sia stato Andrea ad uccidere Aldo Naro non ci sono dubbi. Lo ha confessato agli investigatori prima e ai suoi compagni di cella poi, quando non sapeva di essere intercettato: “… me lo sono trovato di sopra… mi sono presi di nervi e a che cafuddavo mi sono visto a questo bianco… tutum… dopo che scende dalle scale… è scivolato… minchia sei scivolato… per come sei scivolato.. gli ho dato un calcio”.

Ci sono, però, altri passaggi intercettati che alimentano dubbi. Il minorenne era in carcere con altri due ragazzi. “Ma chi ti ci ha portato”, gli chiedeva uno di loro riferendosi al calcio mortale. “… e va be ma lui che minchia ne sapeva che moriva?”, aggiungeva l’altro. A questo punto Andrea faceva intuire di essersi consegnato per sottostare all’autorità di altre persone: “… ma se gli serviva a tutti il nome”. Ed ancora: “… perché facendo questo nome perdiamo”. Si riferiva al nome di Giuseppe Militano, l’uomo che gestiva una sorta di agenzia di buttafuori, parallela e irregolare, che garantiva la sicurezza al Goa?

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Quando il minorenne si rese irreperibile ai carabinieri che lo braccavano, in commissariato, a San Lorenzo, arrivarono le soffiate di due confidenti. Erano bene informati sulle colpe di Andrea, nipote del “patata” un pregiudicato della zona con precedenti per spaccio di droga. Erano bene informati e senza esitazione alcuna misero sul piatto le coordinate per arrivare alla cattura. Non fu necessario. Convinto dai parenti, Andrea si consegnò. Conveniva a tutti che lo facesse. Perché? Per non fare emergere il mondo sommerso e illegale dei buttafuori? Per allontanare gli sbirri che rastrellavano lo Zen? Ci sono tante domande a cui i pubblici ministeri proveranno a dare risposte.

Alcuni spunti investigativi impongono di scandagliare anche il mondo di Cosa nostra. Non è escluso che Giuseppe Militano avesse preso il posto del fratello Francesco, arrestato per mafia, nella gestione dei buttafuori. Francesco Militano era di casa al Goa. Ci andava spesso, come confermano alcuni testimoni, in compagnia di altri personaggi con alle spalle condanne per mafia e spaccio di droga. Visite causali o c’era dell’altro? Andrea, il minorenne arrestato, è molto amico di Francesco Militano. Un’amicizia sfociata in qualcos’altro? Anche su questo fronte le indagini sono ancora in corso.

 

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05 Luglio 2015, 06:15

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