Alessi verso l’addio, c’è Capodicasa | Chi ha vinto e chi ha perso

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30 Marzo 2015, 17:09

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PALERMO – Trovare dei vincitori, nella surreale vicenda delle primarie per la corsa a sindaco di Agrigento è impresa ardua. Più semplice è individuare gli sconfitti di un’operazione politica costellata di ipocrisie, marce indietro, ripensamenti e compromessi. E culminata, proprio in queste ore, nell’ultima rappresentazione teatrale. Il “rinnovo” della fiducia della coalizione a Silvio Alessi negli stessi minuti in cui il Pd ha scelto di candidare Angelo Capodicasa. Alessi si è preso del tempo “per riflettere”. Ovvero, il tempo utile a far passare l’idea che non è stata la coalizione a “scaricarlo”, ma che sia stato lo stesso candidato a sbattere la porta. “Ringrazio i rappresentanti della coalizione – ha commentato oggi Aleessi – ma, viste le recenti dichiarazioni apparse sulla stampa e il clima avvelenato creatosi anche a livello nazionale ma anche le problematiche rappresentate, prima di prendere qualsiasi decisione ritengo necessario riflettere alcune ore per sciogliere definitivamente la riserva”. L’ultima recita.

Chi ha vinto

Ad Agrigento, a guardare bene, chiunque abbia compiuto una mossa, ha sbagliato. Paradossalmente, quindi, a vincere sono i protagonisti che sono rimasti fermi ad osservare il caos. Ha vinto certamente il candidato Udc Lillo Firetto. È rimasto fuori dalla marmellata di centrosinistradestra, e adesso con questo argomento può presentarsi all’elettorato agrigentino. Da uomo “fuori dai partiti” nonostante formalmente sia un uomo Udc. E ha vinto, indirettamente e senza far nulla per riuscirci, Marco Marcolin, il candidato di “Noi con Salvini”. Lo spettacolo offerto dai partiti tradizionali e dai politici che da anni primeggiano per le strade di Agrigento, darà ulteriormente fiato all’antipolitica e al voto di protesta. Che potrebbe premiare il leghista. Hanno vinto anche i “renziani di Agrigento”. Un gruppo di militanti che ha apertamente preso posizione contro il proprio referente d’area, Marzo Zambuto. E alla fine, la loro richiesta è attecchita un po’ ovunque. E hanno vinto, tra gli esponenti del Pd, anche Fabrizio Ferrandelli e Giuseppe Lauricella. Deputato regionale il primo, parlamentare nazionale il secondo, hanno fin dall’inizio parlato di primarie farsa. I fatti hanno dato loro ragione.

Chi ha perso

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La lista degli sconfitti è lunghissima. Intanto, ha perso sonoramente il presidente della Regione Rosario Crocetta. E l’errore del governatore è stato doppio: non solo quello di “sposare” la coalizione del “tutti dentro”, ma anche quella di benedire la scelta persino con la presenza fisica ai tavoli attorno ai quali cresceva il progetto. E “sconfitta”, in subordine, è quella di Mariella Lo Bello: promanazione agrigentina del governo regionale. Ha perso malamente, poi, Michele Cimino. Era lui, ex berlusconiano passato alla corte di Crocetta, a incarnare l’ibrido agrigentino. E a lui, prima di ogni altro, era cara la candidatura di Alessi. Uno sforzo vano, a quanto pare. Ha perso, ovviamente, il Pd agrigentino. Se si esclude infatti la voce contro della rappresentanza renziana, la scelta di abbandonare Alessi e di rendere nulle, in sostanza, le primarie, rapprenta una debacle per i quasi omonimi Marco Zambuto e Giuseppe Zambito. Il primo, rappresentante di quell’area (i renziani) che lo ha apertamente delegittimato. Il secondo è stato invece di fatto “commissariato” dal Pd regionale. Ha perso anche Epifanio Bellini: candidato del Pd alle primarie, ma annunciatissima vittima sacrificale sull’altare dell’inciucio. E ha perso anche Forza Italia. Il fatto che il coordinatore regionale Vincenzo Gibiino si fosse sono accorto solo negli ultimi giorni che il suo vice, Riccardo Gallo, da mesi portava avanti quella trattativa, rende bene l’idea della capacità attuale del leader siciliano degli azzurri di controllare il partito.

E il Pd?

Il partito democratico, come abbiamo detto, offre sia vincitori che vinti in questa tragicommedia agrigentina. Di sicuro c’è che il partito, ancora una volta non ne esce bene. “Quando c’è qualcosa che non va, noi interveniamo” ha commentato il vicesegretario nazionale Debora Serracchiani. E il segretario regionale Fausto Raciti è intervenuto, azionando il “freno di emergenza” al treno lanciato verso l’assurdo. Ma non è una vittoria. Quello del Pd, al massimo, somiglia a un pareggio all’ultimo minuto. In casa. E contro l’ultima in classifica.

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30 Marzo 2015, 17:09

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