Le Partecipate saranno undici | Salve Sicilia e-Servizi e Spi

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18 Gennaio 2014, 19:56

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PALERMO – Il risparmio di un miliardo non ci sarà. Ma questo era evidente fin dall’inizio della legislatura, quando il presidente Crocetta promise tagli a nove zeri, coincidenti con la chiusura delle società partecipate. Ma giusto per restare nel campo dei numeri, la riforma delle società a partecipazione regionale è passata da un tentativo di “azzeramento” a un graduale crescendo di cifre. “Le chiuderemo tutte”, “ne lasceremo due-tre”, “al massimo sei”. Fino alla nove giunte in commissione bilancio. Ma anche lì, ecco crescere il numero. Alla fina della manovra finanziaria, di società partecipate ne resteranno undici. Un progetto di riforma, è giusto dirlo, non così dissimile da quello avviato, ma poi non portato a termine, dal governo Lombardo, che prevedeva la riduzione a 13-14 partecipate.

E, come successo per altri enti, anche per le società partecipate si registra il caso delle resurrezioni dell’ultima ora. O dell’ultimo mese. È il caso di Sicilia e-Servizi, società per anni attraversata da polemiche e scandali. Scandali tali da costringere il presidente della Regione ad annunciare: “La chiuderemo”. E per far questo, Crocetta ha “ingaggiato” persino un big come Antonio Ingroia. Commissario liquidatore. Di una società che, a quanto pare, non verrà liquidata. Sicilia e-Servizi, infatti, è tra le undici aziende considerata “strategiche” dalla Regione. Insieme a questa, ecco le altre, previste dall’articolo 23 della Finanziaria: Ast, Seus, Riscossione Sicilia, Irfis-FinSicilia, Sviluppo Italia Sicilia, Siciliacque, Parco scientifico e tecnologico, Sas, Maas e Spi. E al di là della “filastrocca”, le sorprese emergono anche dagli ultimi due acronimi.

Il Mercato agroalimentare siciliano non era previsto tra le società strategiche. Lo è diventato durante i lavori della Finanziaria. Tra i deputati, soprattutto i catanesi, quell’ente è molto caro, in effetti. Per Crocetta, però, il mantenimento in vita del Maas è il frutto delle peculiarità di un ente che non può fondersi con altri. La Spi, invece, era stata in qualche modo depotenziata dal governo Lombardo, che aveva tolto alla società – anche qui non sono mancate polemiche e contenziosi sulla gestione del patrimonio immobiliare siciliano – il compito di mettere in vendita i beni della Regione.

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Anche in questo caso, nelle ore di transito della Finanziaria a Sala d’Ercole, ecco saltare fuori una nuova area strategica, quella della “gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare”. “Ci sembra giusto individuare un’area strategica del genere – commentava Crocetta – ma ancora non abbiamo scelto il soggetto che se ne occuperà. Lo faremo con una delibera di giunta”. E invece, eccolo il soggetto: la solita, vecchia Spi.

Così, ecco che le società alla fine saranno undici. Dalle 34 originarie. Ma come detto, il taglio era già iniziato nella scorsa legislatura. Ma non è nel numero che va ricercato – come ha spiegato lo stesso assessore all’Economia Luca Bianchi – il vero motivo di risparmio. “Ridurre il numero delle società – ha spiegato infatti – è solo un pezzo del percorso. Ma credo siano più importanti le altre novità. Quelle che riguardano, ad esempio, la mobilità tra società. È importante che il personale lavori, insomma, e venga utilizzato dove serve. Mi chiedo, ad esempio, cosa facciano i dipendenti di una società in liquidazione. Le società in liquidazione non avranno più un dipendente, e nemmeno la sede”.

E in effetti, a dare un’occhiata agli altri commi, qualche novità salta fuori. Le società “superstiti” infatti dovranno adottare misure di risparmio attraverso la riorganizzazione dei servizi e del personale. E’ ribadito il divieto di nuove assunzioni. Uniche eccezioni gli stagionali delle Terme di Sciacca e Acireale. E, ovviamente i dipendenti delle società in liquidazione dovranno essere assunti nelle rimanenti società. Ciò avverrò attraverso l’iter del licenziamento collettivo-riassunzione. Un “trasferimento” consentito solo ai lavoratori a tempo indeterminato con contratti fino al dicembre del 2009. Prevista anche la mobilità tra una partecipata e l’altra, attraverso accordi tra le aziende eche dovranno essere “ratificati” da delibere di giunta. Tutti i commissari liquidatori lavoreranno nella sede dell’Assessorato all’Economia, dove verrà creato un Ufficio speciale. Previsto quindi l’abbandono dei tanti edifici in affitto, sedi delle società. Il risparmio vero sarà quello. Ma “il miliardo” è davvero lontano.

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18 Gennaio 2014, 19:56

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