'Amanti diabolici': così Carlo La Duca andò incontro alla morte - Live Sicilia

‘Amanti diabolici’: così Carlo La Duca andò incontro alla morte

La ricostruzione degli investigatori che ha portato all'arresto
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PALERMO – Si chiama sistema “Mille occhi”. Le forze dell’ordine possono monitorare i circuiti di video sorveglianza piazzati nelle città. Palermo, inclusa. Si inserisce il numero di targa di una macchina e si ricostruisce il suo percorso. Ed è questo sistema che ha consentito di tracciare l’auto di Carlo La Duca nel viaggio mentre andava incontro alla morte.

Secondo la Procura di Palermo e i carabinieri, l’imprenditore agricolo sarebbe stato attirato in trappola e ucciso a Ciaculli dall’amico Pietro Ferrara e dalla moglie Luana Cammalleri, da cui si stava separando. Poi la sua macchina è stata abbandonata nel rione Cruillas, e cioè dall’altra parte della città.

A completare il quadro investigativo ci sono il tracciamento delle celle a cui si sono agganciati i telefoni cellulari dei due indagati per omicidio e il Gps piazzato sulla macchina di La Duca che funziona come una scatola nera.

La Volkswagen Golf di La Duca viene ritrovata alle 11:22 del 31 gennaio 2019 in viale Regione Siciliana all’incrocio con via Salvatore Minutella. Chiusa e con la marcia ingranata. Da qui è stato ricostruito il percorso a ritroso.

Alle 8:07 La Duca lascia la sua abitazione in contrada Canna a Cerda. Percorre le statali 120 e 113, il viadotto Himera, l’autostrada A19 Palermo-Catania in direzione Palermo, via Messina Montagne, viale Regione Siciliana e infine via Ciaculli.

Alle 8:56 La Duca spegne il motore davanti al civico 270 di via Conte Federico. Qui c’è il terreno di Pietro Ferrara. Poco meno di due ore di stop. Alle 10:48 la macchina riprende la marcia. Viene immortalata lungo il tragitto verso il luogo dove è stata ritrovata: via Conte Federico, Corso dei Mille, via Giacomo Matteotti, viale Regione Siciliana sud-est, svincolo Rosario Di Salvo, via della Regione Siciliana Nord Ovest.

Un percorso senza mai fermarsi. Ed è il primo particolare che insospettisce gli investigatori. La mamma di La Duca, Concettina Grispino, dice infatti che il figlio non conosce le strade di Palermo. In effetti il Gps piazzato sulla sua macchina conferma che è la prima volta che copre quel tragitto. Al contrario di Pietro Ferrara. Le scatole nere delle sue auto forniscono la conferma.

Gli investigatori ingrandiscono l’immagine. Arriva un primo riscomntro ai sospetti. Al volante della Golf, dalle 10:48 in poi, c’è un uomo, ma non è La Duca. Non si distingue il volto, ma in maniera nitida si vede il colore grigio dei sui abiti. Nulla a che vedere con il giubbotto blu elettrico indossato da Carlo all’uscita di casa.

I carabinieri si concentrano su Pietro Ferrara che è rientrato a casa alle 12:06. “Sono tornato”, dice alla moglie. Il suo rientro sarebbe compatibile con le fasi successive all’omicidio. Ci ha impiegato mezz’ora.

Dall’analisi dei suoi tabulati telefonici vengono fuori 9.000 contatti con Luana Cammalleri in un anno. La donna dice che il giorno della scomparsa non si trovava a Palermo e non ha incontrato Ferrara. Sta mentendo.

Gli investigatori riavvolgono i nastri delle telecamere. C’è una Fiat Punto, come quella usata dalla donna, che segue l’autovettura di La Duca durante il tragitto verso Cruillas. La mattina della scomparsa alle 7:44 Pietro Ferrara chiama la sua amante. Avrebbe fatto da “sentinella”, avvertendo Ferrara che il marito stava raggiungendo Palermo dove aveva un appuntamento con l’amico, prima di recarsi a Cinisi dalla sua nuova compagna.

Il telefonino della donna aggancia la cella di via Conceria e viale Regione Siciliana a Palermo per poi spostarsi verso Villabate e fare ritorno a Termini Imerese. Alle 16:17 il suo telefono e quello di Ferrara sono collocati entrambi nella zona di via Ciaculli.

Da qui l’ipotesi che Ferrara abbia ucciso l’amico con il concorso morale della donna, che lo avrebbe aiutato a nascondere il corpo. Non si sa, infatti, se la moglie abbia materialmente partecipato al delitto. Del corpo ancora non c’è traccia. Presto sin potrebbe iniziare a scavare nel terreno di Ciaculli.

I loro telefonini hanno un concomitante buco di quasi 4 ore. Il primo contatto è alle 12:12 e cioè 50 minuti dopo lo spegnimento e l’abbandono della vettura in via Salvatore Minutilla. Non ci sono tracce sull’auto. Una sola impronta esterna sul finestrino esterno lato passeggero. La macchina potrebbe essere stata ripulita oppure al volante c’era un uomo che indossava i guanti. Adesso si cerca il corpo. A cominciare dal terreno di via Conte Federico a Ciaculli.


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