Anna Maria, il serial killer | Ombre e sangue in Sicilia

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23 Gennaio 2018, 18:07

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RIMINI – Nella morte di Anna Maria Stellato, la 24enne ligure, il cui cadavere fu trovato nelle acque di Torre Pedrera (Rimini), il 14 luglio del 2012 “va evidenziata la peculiarità del caso di specie, commesso da un assassinio seriale”. Il dato emerge dalle motivazioni, depositate venerdì in Tribunale, della condanna a 30 anni di reclusione, inflitta dalla Corte d’Assise di Rimini a Zakaria Ismaini, 34 anni marocchino, senza dimora, attualmente detenuto nella Casa Circondariale di Siracusa. Già condannato all’ergastolo a Brindisi per l’omicidio di Cosimo Mastrogiovanni, 63 anni, pensionato di Latiano bruciato vivo il 10 novembre 2014, Ismaini ha confessato l’omicidio della 50enne Letizia Consoli, una vedova uccisa a Catania il 7 febbraio 2015, colpita alla testa e gettata in mare, e il 24 luglio scorso è stato condannato a Rimini a 30 anni, come da richiesta del pm Davide Ercolani.

Nelle motivazioni della sentenza la Corte d’Assise di Rimini, si definisce il comportamento di Ismaini compatibile con la definizione in scienza criminologica dell’assassino seriale per “la ritualità del delitto, quella sorta di celebrazione di una cerimonia orrida ed oscura”.

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C’è un dato importante, secondo la Corte “la vulnerabilità accomuna poi tutte le vittime di Ismaini – si legge nelle motivazioni -: Letizia Consoli era una vedova cinquantenne, che aveva l’abitudine di vagabondare per le strade di Catania. Cosimo Mastrogiovanni viveva solo da tempo e cercava una compagnia, indifferentemente maschile o femminile e Ismaini si era recato a casa della vittima molto verosimilmente per fornirgli prestazioni di tipo sessuale, a seguito di un contatto su di un sito internet dedicato agli incontri. Infine Anna Maria Stellato era una giovane donna dalla corporatura assai esile, con problemi di tossicodipendenza risalenti nel tempo”. Nella sentenza emerge la figura di un uomo conosciuto dalle forze dell’ordine italiane già nel 2008, anno del suo primo arresto a Rimini per resistenza e danneggiamento. Nel 2012 viene interrogato e sospettato dai carabinieri proprio in seguito alla morte della Stellato. Ismaini ricompare a Catania dove nel 2013 si prende una denuncia per aggressione e un anno dopo, nel 2013 uccide Mastrogiovanni a Latiano. In tutti e tre i casi di omicidio, Ismaini fatalmente commette un errore, quello di impossessarsi del telefonino delle vittime e chiamarle nei giorni successivi, quando erano già morte. Chiamate che secondo la sentenza non sono “frutto di un errore bensì di un modus procedendi abituale dell’imputato” che freddamente tenta di crearsi un alibi. (ANSA)

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23 Gennaio 2018, 18:07

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