Le armi sequestrate, il racket, la mafia: l'azione dell'Arma a Catania

Mafia, armi sequestrate, racket: l’azione dell’Arma a Catania

"I sodalizi mafiosi vogliono dimostrare la propria forza e presenza sul territorio": a colloquio col Maggiore Simone Musella a capo del Nucleo Investigativo del Comando provinciale
INTERVENTI DI LEGALITA'
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CATANIA. “Il racket delle estorsioni è ancora un fenomeno che continua ad essere una delle attività più fiorenti dei sodalizi mafiosi”. Il Maggiore Simone Musella è a capo del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Catania dall’agosto del 2020.

In questi due anni di lavoro e di missione in nome dell’Arma non sono mancati episodi eclatanti ed indagini serrate che hanno portato a risultati importanti sul fronte della lotta alla criminalità organizzata.
Ma in un territorio fragile e al contempo complesso come quello etneo, il pizzo imposto a commercianti ed imprenditori resta una piaga ancora troppo marcata e violenta. Eppure, come detto, i risultati ottenuti sono importanti e quantomeno incoraggianti: “Essere riusciti in alcuni episodi di natura estorsiva commessi ai danni lavoratori catanesi e che si perpetravano per periodi lunghi addirittura vent’anni, ad arrivare ad arrestare gli estorsori, è una cosa che fa effetto e che tocca nell’intimo.
E noi non ci fermeremo”.

Il servizio condotto dai militari del Comando provinciale è pieno di urgenze alle quali ci si ritrova a fare i conti tanto a Catania quanto sul territorio della Città Metropolitana, ovvero quella che un tempo era la Provincia.

“Le urgenze sono sostanzialmente le costanti del nostro lavoro: è un pò tutto ciò che accade sul nostro territorio in termini sociali ed economici, in relazione ai reati che vengono commessi.
Il nostro focus principale è propio quello di metterli a sistema con quella che è la realtà molto più complessa degli equilibri criminali anche, e soprattutto, in relazione alla criminalità organizzata”.

Macro e micro-criminalità: c’è un elemento investigativo sul quale è necessario insistere per tentare di restituire sicurezza e speranza?

“Tutto ciò che afferisce alla micro-criminalità che è, probabilmente, quella che viene maggiormente avvertita dai cittadini, c’è sicuramente il nostro massimo interesse. C’è la tendenza a porre i due fenomeni in modo distinto: da una parte la micro-criminalità e dinamiche più complesse legate alla macro-criminalità, dall’altra.
Ma, in realtà, non è affatto così. Molto spesso andare a contrastare la micro-criminalità ci aiuta a colpire fortemente altre situazioni.
Porto dei casi concreti avvertiti anche qui a Catania e nell’ambito metropolitano: lo spaccio di sostanze stupefacenti ed i furti di auto con i cosiddetti “cavalli di ritorno”. Ebbene, le nostre attività investigative ci dimostrano che si tratta di fenomeni che richiamano alla micro-criminalità ma che, di fatto, si inquadrano in un sistema molto più ampio legato a sodalizi mafiosi che operano sul territorio”.

Nei giorni scorsi (e non soltanto) avete rinvenuto e sequestrato un ingente quantitativo di armi nell’area di Librino: come va interpretato questo specifico fatto di cronaca?

“I recenti sequestri di armi ed anche quelli pregressi, testimoniano la nostra attenzione massima nell’intercettare qualsiasi segnale che ci arrivi dal territorio. In particolare, i sequestri effettuati pochi giorni fa ci dicono che è tutto riconducibile al controllo mafioso dei sodalizi che operano in quelle aree: e, dunque, che c’è una disponibilità di armi.
E che ne fanno ricorso e utilizzo laddove devono dimostrare la propria forza e presenza sul territorio.
Ed anche recenti fatti di cronaca ci dicono quanto sia importante intervenire per la sicurezza di tutti. Basti pensare a quanto è accaduto nell’agosto di due anni fa: la prova muscolare dimostrata con le armi e che ha portato due sodalizi mafiosi al gravissimo fatto di sangue con due morti e sette feriti a Librino”.

Dalle indagini che conducete quotidianamente, c’è un rischio legato ad una possibile faida mafiosa a Catania o ad una guerra fra clan per il controllo del territorio?

“Ad oggi non ci sono elementi concreti che ci facciano pensare a questo rischio. E, quindi, ad una imminente recrudescenza di sangue.
Chiaramente, però, nel momento in cui ci si imbatte in organizzazioni di stampo mafioso che fanno dell’ostentazione, del controllo e del potere sul territorio, del possesso di armi i loro tratti distintivi, il rischio c’è sempre.
Ecco perchè il nostro compito è sempre quello di monitorare al meglio il territorio, intercettando sul nascere qualunque episodio criminale”.

In questo delicatissimo momento storico, quanta collaborazione trovate nell’apporto fornito dai cittadini?

“E’ una domanda alla quale potremmo rispondere dicendo: “Mai troppo”. Troviamo sponda in diversi cittadini, soprattutto in quei quartieri che vengono associati ad episodi criminali: possiamo, invece, testimoniare che ci sono tantissimi cittadini onesti che non hanno perso fiducia nello Stato rivolgendosi a noi.
Sensibilizziamo sempre la popolazione, sotto questo punto di vista”.

Ci congediamo dall’intervista con il Comandante Musella, raccogliendo le sue parole come vademecum per tutto, non solo contro la mafia.
E ci resta la convinzione che gli uomini e le donne di giustizia come i militari dell’Arma portano avanti un servizio che sa infondere coraggio, rischio e testimonianza.
Anche in un territorio così complesso come quello etneo.


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