Dalle indagini è emerso che i pregiudicati, nel mese di dicembre del 2013, si erano presentati presso la sede della ditta al fine di “perorare” una vertenza lavorativa pendente tra i titolari della rivendita di moto e C. D. ex addetto alle vendite, destinatario anch’egli della misura cautelare degli arresti domiciliari, il quale aveva richiesto loro una somma, a titolo satisfattorio, di circa 130.000,00 euro.