Assalto milionario al portavalori| Al via il processo per tre imputati

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14 Marzo 2019, 17:26

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PALERMO – Al via il processo per l’assalto a un portavalori con bottino da un milione e 600 mila euro. Giovanni Giotti e Carmelo Balsameli hanno scelto l’abbreviato, così come Marco Marsala, imputato per una tentata rapina alle poste.

La guardia giurata Giotti è considerato il basista del colpo messo a segno nel 2016 in via Salvatore Puglisi. Un commando prese di mira il blindato di una società privata di sicurezza stava raccogliendo gli incassi di diversi negozi.

LE RAPINA MINUTO PER MINUTO

“Non avevo dato l’ok di aprire il portellone e fare scendere il portavalori”, dichiarò un collega di Giotti dando il via all’inchiesta. Secondo l’accusa, l’imputato avrebbe recitato la parte della vittima. Era tutta una finzione, a cominciare dalle parole “apri, apri, altrimenti li ammazziamo” che gli furono rivolte dai malviventi. Il portellone del furgone era già stato aperto. I rapinatori immobilizzarono i colleghi di Giotti, che fu trovato accasciato sul sedile del guidatore. Diceva di stare male. Eppure rifiutò di andare in ospedale.

Ai poliziotti della Mobile la guardia giurata spiegò che il collega gli aveva fatto “un gesto col capo, facendomi intendere che potevo aprire. Io, pertanto, aprivo il portellone… mi ha detto un sacco di parolacce, minacciandomi di morte se non avessi aperto la cassaforte. Io mi rifiutavo e lui mi ha colpito alla nuca”.

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Il 9 settembre 2016, un mese dopo la rapina, squillò il telefono di Balsameli. Restò aperto per errore e le microspie registrarono quella che viene definita “una confessione in diretta”. Si parlava della spartizione del bottino: “Dopo che ci sono i dieci di Giotti… dice senti, dice senti questo ragazzo è un metronotte… questi sono i soldi… Giotti pigghiò… io al metronotte gli ho levato quindicimila euro gli ho levato al metronotte io…”.

Balsameli dimostrava di essere a conoscenza del colpo sin dalle fasi della pianificazione e confermava di avere ricevuto una parte del bottino. Una cifra che riteneva non congrua al lavoro svolto: “… ed io mi dovrei prendere trentaseimila euro io che ho fatto nottate ed ho buttato sangue dal cuore, a portare macchine, andare a prendere il furgone, rischiare la galera, sono andato a prendere le armi da mio padre”. Sulla base del materiale raccolto il pubblico ministeri Federica La Chioma aveva chiesto il giudizio immediato.

I due metronotte disarmati dai rapinatori si sono costituiti parte civile con l’assistenza degli avvocati Mauro Torti e Corredo Nicolaci. La società di vigilanza è assistita dall’avvocato Mario Monaco.

Balsameli e Marsala vengono processati davanti al gup Fabrizio Molinari anche per una tentata rapina ai danni delle poste di piazza della Costellazione. Cercarono di fare un buco nella parete per fare irruzione nell’agenzia.

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14 Marzo 2019, 17:26

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