Intestazione fittizia di beni | Palermo, avvocatessa assolta

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04 Giugno 2013, 20:30

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PALERMO – Era stata arrestata, condannata in secondo grado e sottoposta ad un procedimento disciplinare dal Consiglio dell’ordine. Ora è arrivata l’assoluzione piena per l’avvocatessa Francesca Adamo, 49 anni, accusata di intestazione fittizia di beni. Non ha retto al vaglio deli giudici la ricostruzione degli investigatori, secondo cui la professionista aveva indicato ad un mafioso il nome di un prestanome a cui intestare una società. Ricostruzione che era stata più volte bocciata dalla Cassazione.

“Il fatto non sussiste” hanno stabilito i giudici della Corte d’appello di Palermo. Il processo era nato dall’operazione antimafia “Cemento libero” del 2008. La Adamo, difesa dall’avvocato Giuseppe Oddo, era stata condannata in secondo grado ad un anno e otto mesi di reclusione. Una condanna annullata con rinvio dalla Suprema Corte che aveva ordinato la celebrazione di un nuovo processo. Al termine del quale lo stesso procuratore generale, Luigi Patronaggio, ha chiesto l’assoluzione per l’imputata. “Un calvario”, ha sempre definito la sua vicenda. Segnata da tre mesi trascorsi in cella e dall’avvio di un procedimento disciplinaere bloccato solo quando Cassazione annullò la misura cautelare.

Nello stesso processo la Corte ha ridotto da 3 anni e 8 mesi a 2 anni e 6 mesi di reclusione la pena per Vito Amato, assistito dall’avvocato Stefano Pellegrino. I giudici di appello hanno escluso l’aggravante dell’articolo 7 dall’accusa di tentata estorsione alla ditta Celi di Santa Ninfa. La sentenza ha riformato le condanne di altri tre imputati, riducendo le pene di qualche mese: Liborio Pirrone (associazione mafiosa ed estorsione), da 9 anni e 8 mesi a 9 anni e 4 mesi. Giorgio e Stefano Regina (estorsione), rispettivamente da 8 anni e 8 mesi a 8 anni e e 6 mesi e da 9 anni e 4 mesi a 9 anni ed un mese.

 

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04 Giugno 2013, 20:30

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