Riflettere sul futuro della sanità siciliana è necessario e non più rinviabile. Per questo, l’attenzione crescente che il dibattito politico sta riservando al settore non può che essere accolta positivamente. La salute dei cittadini e la qualità dei servizi pubblici devono rappresentare una priorità costante dell’agenda istituzionale.
Al tempo stesso, però, non possiamo non esprimere il timore che questo rinnovato interesse possa essere ricondotto, ancora una volta, a una prospettiva prevalentemente preelettorale, fatta di annunci e promesse, invece di tradursi in un confronto serio sulle condizioni e sul futuro del sistema sanitario regionale.
La sanità siciliana ha bisogno di essere tenuta lontana dalle logiche della campagna elettorale. Ha bisogno, piuttosto, di una vera riorganizzazione, costruita attraverso scelte strutturali, programmazione, investimenti e obiettivi verificabili. Non servono promesse irrealistiche o soluzioni presentate come immediate a problemi che, invece, richiedono continuità, competenza e responsabilità istituzionale.
Le recenti notizie di cronaca, che raccontano, con preoccupante frequenza, ingiustificabili aggressioni ai danni di medici, infermieri e operatori sanitari, rappresentano un segnale evidente delle tensioni che attraversano il sistema.
Allo stesso tempo, i disservizi denunciati quotidianamente dai cittadini, dalle liste d’attesa all’accesso alle prestazioni, dalle carenze di personale ai percorsi assistenziali frammentati, restituiscono l’immagine di una sanità nella quale il diritto alla cura rischia troppo spesso di scontrarsi con difficoltà organizzative e strutturali.
In questo contesto, il cittadino deve tornare a essere il centro di ogni scelta. Ma per farlo è necessario riconoscere e valorizzare anche chi, ogni giorno, rappresenta il primo punto di contatto tra la persona e il sistema sanitario.
Gli infermieri, insieme agli altri professionisti della salute, sono spesso il vero front office dei servizi: accolgono le richieste, ascoltano i bisogni, gestiscono situazioni di fragilità, accompagnano i pazienti nei percorsi di cura e si confrontano quotidianamente con le difficoltà e le aspettative degli utenti. Quando un cittadino vive un’attesa eccessiva, non riesce ad accedere a una prestazione o incontra un servizio inefficiente, molto spesso si rivolge proprio agli infermieri.
È su di loro che ricadono, in prima battuta, la frustrazione e il disagio delle persone. Per questa ragione, non è possibile parlare di qualità dell’assistenza senza affrontare il tema delle condizioni di lavoro, degli organici, della sicurezza e del riconoscimento professionale degli infermieri. E, allo stesso tempo, non si può immaginare un’assistenza efficace senza valorizzare il personale di supporto, a partire dagli operatori sociosanitari, gli Oss, che svolgono un ruolo prezioso nella quotidianità dei servizi.
Una collaborazione organizzata e qualificata consente di distribuire meglio le attività, garantire maggiore continuità assistenziale e mettere gli infermieri nelle condizioni di esprimere al meglio le proprie competenze professionali, dedicando maggiore attenzione agli aspetti assistenziali, clinici, educativi e relazionali che rientrano nella loro responsabilità.
La valorizzazione delle diverse professionalità non deve dunque essere letta in termini di contrapposizione, ma come una condizione indispensabile per migliorare la qualità dell’assistenza e tutelare sia gli operatori sia i cittadini.
È necessario intervenire sulle cause profonde del disagio, migliorando l’organizzazione dei servizi, garantendo presidi adeguati, assicurando la presenza di personale sufficiente e costruendo percorsi capaci di ridurre le attese e rendere più chiaro l’accesso alle prestazioni.
Difendere gli operatori significa anche tutelare i cittadini e la qualità delle cure. Una riorganizzazione seria della sanità siciliana deve partire dal capitale umano. Occorre investire nella programmazione del fabbisogno, nelle assunzioni, nella stabilizzazione del personale, nella formazione continua e nella possibilità di crescita professionale.
Oggi il problema non è soltanto formare nuovi infermieri, ma creare le condizioni perché possano essere reclutati e inseriti nel sistema sanitario regionale. In Sicilia esistono competenze e percorsi formativi di qualità: il sistema universitario regionale, attraverso tutte e quattro le università siciliane, è in grado di garantire una preparazione adeguata e qualificata dei professionisti.
Quello che manca, in questo momento, è soprattutto una programmazione del personale coerente con le nuove esigenze assistenziali, comprese quelle territoriali, e un adeguamento delle dotazioni organiche. Non possiamo continuare a formare giovani professionisti per poi non offrire loro concrete opportunità di lavoro nella nostra regione, costringendoli a cercare altrove occasioni professionali e di vita.
La Sicilia ha bisogno di trattenere le competenze che produce, adeguando gli organici ai bisogni reali e mettendo a disposizione le risorse necessarie per assumere altro personale. Senza fondi adeguati e senza una revisione delle dotazioni organiche, anche la migliore formazione rischia di non tradursi in un rafforzamento effettivo dei servizi.
Gli infermieri non sono soltanto una componente numerica degli organici. Sono professionisti della salute con competenze specifiche nell’assistenza, nella prevenzione, nell’educazione sanitaria, nella presa in carico della cronicità, nella gestione della fragilità e nella continuità assistenziale. Il loro ruolo è decisivo anche nello sviluppo della ricerca infermieristica, nella formazione universitaria e nella costruzione di modelli assistenziali più moderni.
Le esperienze maturate in Sicilia, nelle quattro università regionali e nelle strutture sanitarie e ospedaliere, dimostrano che esistono competenze e potenzialità che devono essere sostenute e messe a sistema. La sfida, oggi, è fare in modo che questa qualità formativa trovi uno sbocco concreto nelle politiche di reclutamento e nell’organizzazione dei servizi.
Un’attenzione particolare deve essere riservata al rafforzamento della sanità territoriale. L’assistenza domiciliare, la presa in carico delle persone anziane e fragili, la gestione delle patologie croniche, l’integrazione sociosanitaria e lo sviluppo della figura dell’infermiere di famiglia e di comunità sono elementi fondamentali per ridurre la pressione sugli ospedali e garantire risposte più vicine ai bisogni delle persone.
Ma il potenziamento del territorio non può restare un obiettivo dichiarato: richiede personale, risorse, organizzazione e dotazioni organiche adeguate alle nuove funzioni assistenziali. Tutto questo richiede una visione complessiva e una programmazione di lungo periodo.
Per tale ragione, auspichiamo che tutte le forze politiche, al di là degli schieramenti e delle convenienze del momento, vogliano affrontare il tema della sanità siciliana con senso di responsabilità. Il confronto deve essere concreto e fondato su dati, risorse disponibili, priorità definite, tempi di attuazione e strumenti di verifica. Non è più tempo di costruire “libri dei sogni”, ma di indicare percorsi realizzabili e assumere impegni precisi nei confronti dei cittadini e dei professionisti.
In questo percorso, è indispensabile anche un confronto istituzionale stabile con gli Ordini delle Professioni Infermieristiche. Purtroppo, a oggi, questo confronto è mancato, nonostante il ruolo che gli infermieri svolgono quotidianamente nel sistema sanitario e la conoscenza diretta delle criticità che interessano i servizi.
Gli Ordini possono e devono essere interlocutori qualificati nelle scelte che riguardano l’organizzazione dell’assistenza, la programmazione del personale, la formazione, la sicurezza e l’evoluzione delle competenze professionali. La sanità siciliana non può essere affrontata soltanto in occasione delle emergenze o delle campagne elettorali.
Ha bisogno di una strategia condivisa, di responsabilità e di continuità. Rimettere al centro il cittadino significa anche rimettere al centro gli operatori che ogni giorno garantiscono l’assistenza, riconoscendone il valore, tutelandone la sicurezza e creando le condizioni per lavorare con professionalità e serenità. Solo attraverso una sanità organizzata, accessibile e fondata sulla valorizzazione delle competenze sarà possibile ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini, istituzioni e professionisti.
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E in questo processo, il contributo degli infermieri e del personale di supporto, non può essere considerato accessorio, ma deve rappresentare uno degli elementi fondamentali per il futuro della sanità siciliana.
Antonino Amato, coordinatore degli Ordini delle Professioni Infermieristiche siciliane (Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Palermo, Ragusa, Siracusa, Trapani) e presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Palermo




