Beni confiscati alla mafia: nella casa di Nitto Santapaola VIDEO - Live Sicilia

Beni confiscati alla mafia: nella casa di Nitto Santapaola VIDEO

Siamo entrati nella casa che fu del boss Nitto Santapaola, e dove sua moglie venne uccisa
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“Io facevo il portalettere e le portavo anche in quella casa. Non è mai mancato un ‘buongiorno e buonasera’. Poi noi non è che siamo persone curiose…”. Un uomo anziano porta a passeggio il cane, in via Giorgio De Chirico, nella frazione di Cerza di San Gregorio di Catania. È una strada isolata, piena di palazzine basse e villette, alle porte di Catania. Le case che furono di Nitto Santapaola, il più importante dei boss di Cosa nostra a Catania, sono qui. Ci sono due grandi appartamenti al primo piano, gemelli, in due palazzine affiancate che comunicano tramite un giardino. Ma la casa padronale è una soltanto ed è quella in cui si è fatto un pezzo di storia della mafia catanese. È all’ingresso di quell’appartamento che è stata ammazzata Carmela Minniti, moglie di Nitto, l’1 settembre 1995. “Una tragedia veramente – continua l’anziano – Io quel giorno però a casa non c’ero”.

Minniti apre la porta al suo killer, Giuseppe camisedda Ferone, travestito da poliziotto. Lui spara, è con dei complici, fuggono. Lei muore di fronte alle due porte d’ingresso della casa, nell’anticamera da cui si accede al salotto da un lato e a tre delle stanze da letto dall’altro lato. Al pianterreno c’è un grande spazio rimasto grezzo, collegato da una scala con la parte superiore dell’immobile: dei vecchi proprietari non è rimasto nulla. Questo appartamento è il principe dei beni confiscati della provincia etnea, probabilmente quello col valore simbolico più grande di tutti. Nel garage, il Comune di San Gregorio ci tiene i banchi di scuola inutilizzati e il materiale per il montaggio dei pannelli elettorali. Sulle mattonelle saltate di quello che una volta deve essere stato il soggiorno c’è un faldone vuoto sulla Mosema, la ditta di raccolta dei rifiuti di diversi Comuni dell’hinterland.

“Il mio grande sogno sarebbe stato qui fare gli uffici del giudice di pace“, spiega a LiveSicilia Ivan Albo, presidente del Consiglio comunale di San Gregorio ed ex assessore ai Beni confiscati. “Purtroppo per gli uffici decentrati sono state scelte altre sedi, ma sarebbe stato il posto ideale: quale migliore luogo per amministrare la giustizia della casa del boss di Cosa nostra?”. Non è andata quella opzione e non sono andati avanti neanche gli altri tentativi: “Abbiamo provato a dare questo appartamento ad associazioni o fondazioni per scopi sociali, ma non si sono mai trovati i soldi per fare le opere di ristrutturazione necessarie”, prosegue Albo.

La casa, per essere abbandonata da anni, è in condizioni eccellenti: il parquet di grande pregio è rimasto al suo posto, la carta da parati di tessuto spesso non sembra avere sofferto nemmeno dell’umidità. Si vedono i segni dei tantissimi quadri che dovevano essere appesi ovunque. Ci sono le placchette dorate degli interruttori, i piani di marmo della cucina, le mattonelle bordeaux del bagno con la grande vasca. Ogni cosa è intatta. Dal muro sono stati staccati alcuni impianti e, sembra, uno schermo: “Erano probabilmente i sistemi di videosorveglianza, la zona era controllata”.

Di storie, su questa casa, se ne raccontano tante. “Qualcuno racconta che, visti gli anni che erano, a Santapaola bastasse scendere in giardino e andare nell’altro appartamento, sempre suo, per non essere trovato dalla polizia – aggiunge il presidente del Consiglio di San Gregorio – Ma se ne dicono tante“. Come si dice che nel giardino, in un’area chiusa con un cancello adesso coperto di edera, per un certo periodo ci fosse un leone. “Ma lo sapete come sono le persone – replica l’anziano portalettere – di un gatto grosso fanno un leone. Io qua non ne ho mai visti”, commenta. Il leone sarebbe stato nel giardino del secondo appartamento, quello accanto, sul quale il Comune ha anni fa fatto dei lavori per trarne quattro mini-appartamenti da destinare a scopi sociali. Una foresteria per i parenti dei ricoverati al vicino ospedale Cannizzaro, o forse una casa rifugio per le donne vittime di violenza. I lavori di ristrutturazione sono quasi ultimati. “Si sono fermati anni fa perché sono finiti i soldi e non ne abbiamo più trovati – aggiunge Albo – Speriamo di trovarli con i finanziamenti in scadenza a febbraio”.

Perché adesso ci sono i fondi del Pnrr: 300 milioni di euro per i beni confiscati. Ma il bando è in scadenza il 28 febbraio. “Questi soldi non devono essere sprecati“, recita il comunicato stampa di I Siciliani giovani e Arci Catania, che per questa mattina, proprio di fronte ai beni confiscati a Nitto Santapaola, terranno una conferenza stampa insieme al presidente della commissione regionale Antimafia Claudio Fava, al sindaco di San Gregorio e al Consorzio Etneo Legalità e Sviluppo.


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