Biagio e Giuditta, quando la memoria batte la retorica

Biagio e Giuditta, quando la memoria batte la retorica

Il 25 novembre del liceo 'Meli'. I ricordi, le storie.
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Ieri, la memoria delle voci ha battuto la retorica dei comunicati. Il 25 novembre del 2022, trentasette anni dopo l’incidente del ‘Meli’ che costò la vita agli studenti Biagio Siciliano e Giuditta Milella, lo abbiamo attraversato accompagnati da un’onda dolorosa, ma sincera. Gli appuntamenti sono stati tutti molto partecipati, grazie all’impegno di chi li ha organizzati e all’intelligenza del cuore dei ragazzi coinvolti. Perché non esistono ragazze e ragazzi che non abbiano intelligenza, cuore e innocenza. Casomai sono gli adulti che non sanno metterli a parte delle emozioni. Ieri, per fortuna, sentimenti e pensieri hanno travolto tutti.

Ieri mattina, i ragazzi e le ragazze, le bambine e i bambini, convocati dalle scuole, si sono dati appuntamento alla fermata di piazza Croci, teatro della tragedia. E lo hanno colorato di striscioni e di parole belle, non parole al vento. L’ottava circoscrizione e il Centro ‘Borsellino’ hanno messo a punto iniziative di consapevole condivisione. Grazie, dunque, a Marcello Longo e a Mari Albanese, dell’ottava circoscrizione, al presidente del Centro, Vittorio Teresi, alla preside del linguistico ‘Cassarà’, Daniela Crimi. Sono alcuni tra i nomi da citare, non dimenticando chi ha lavorato dietro le quinte.

Grazie a Leonardo Guarnotta, che era uno dei giudici scortati quel giorno, con Paolo Borsellino, per la sua testimonianza indimenticabile. Grazie a Vincenzo Siciliano che ha visto morire un fratello e poi ha perso suo padre e sua madre. Eppure, da quella ferita profondissima, ha saputo trarre una forza indomabile che, nella sua semplicità di ragazzo con i capelli un po’ brizzolati, lo rende un gigante. E’ stato lui ad abbracciare di slancio il dottore Guarnotta, mentre le lacrime sgorgavano. Quello che abbiamo visto non lo dimenticheremo.

Grazie all’istituto comprensivo ‘Biagio Siciliano’ di Capaci che ha organizzato il suo percorso della memoria, con sensibilità. Grazie all’assessore Mimmo Caruso che, con garbo e umiltà, ha tirato i fili di quel discorso. E grazie agli amici del ricordo affettuoso: Giovanni, Esther... Grazie ai compagni di scuola che sono tornati alla fermata, li dove erano il 25 novembre del 1985. Sono tornati, con il cuore in mano. Con il segno degli anni trascorsi e i loro sorrisi di ieri, ancora intatti. (Roberto Puglisi)


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