“Era pronto per asciugarseli”| I quattro scampati alla morte

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04 Ottobre 2016, 15:39

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PALERMO – Probabilmente sono stati i carabinieri a salvargli la vita. Avevano captato il piano di morte e convocarono quattro persone per metterle in guardia.

Il 27 febbraio del 2015 i militari intercettarono la conversazione fra Salvatore Lupo – tra i sedici arrestati del blitz di stamani – e un piccolo costruttore. Il sospetto degli investigatori è che Francesco Balsano, indicato come il nuovo capomafia di Monreale, in occasione della sua investitura avesse ricevuto anche il via libera per uccidere Giovan Battista Ciulla, Onofrio Buzzetta e Benedetto Isidoro Buongusto, tutti componenti del clan ‘perdente’ che aveva creato malumori in paese. Doveva morire pure Antonino Serio. “Lo hanno schifato da Palermo e se n’è venuto qua a Pioppo”, dicevano di lui.

È stato Lupo a svelare l’obiettivo di Balsano: “Lui se ne voleva andare là perché voleva essere autorizzato per Nofri, Giovanni e Nino (Nino è il nome con cui si sarebbero riferiti a Buongusto, ndr)”. Balsano avrebbe voluto rispettare le regole. Per un’operazione così eclatante serviva il via libera dei boss del mandamento di San Giuseppe Jato: “Già pronto era lui per… asciugarseli… dice: ‘… però io… voglio essere portato da qualche parte che mi autorizzano’ dice… ‘perché non è che sono a casa mia che prendo e faccio una cosa di questa’”. Poi, il passaggio da cui si intuirebbe che l’autorizzazione sarebbe stata concessa: “… è stato intelligente in questa cosa, loro per questo l’hanno apprezzato. Ora esce suo zio… a questo Nino Serio pure”.

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E così, mentre ascoltavano in diretta la conversazione, i carabinieri del Gruppo di Monreale convocarono in fretta e furia le quattro possibili vittime. Sono state guardinghe per un po’. Fino a quando, nel marzo scorso, Buzzetta e Ciulla sono stati arrestati. Stessa sorte è toccata a Balsano e ora a Serio. Prima di finire tutti in cella Buzzetta e Serio sarebbero riusciti, il primo, a chiarire la sua posizione con i boss di San Giuseppe Jato e, il secondo, a trovare la protezione nel capo mandamento di Corleone Rosario Lo Bue. Buongusto fu picchiato la sera del 3 marzo per le strade di Monreale. Ciulla preferì scappare in un paesino vicino Udine.

 

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04 Ottobre 2016, 15:39

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