Prima la bomba, poi la 357 magnum| I clan si stanno armando?

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17 Giugno 2016, 17:13

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PALERMO – Pochi giorni fa un uomo se ne andava in giro con una bomba a mano. Martedì un cuoco emigrato in Germania è stato fermato con una pistola 357 magnum e 250 cartucce sotto il sedile del furgone. Che succede a Palermo? È presto per parlare di allarme, di certo c’è preoccupazione tra gli investigatori. Questi due episodio, fra di loro al momento non collegati, vengono messi accanto ad altri, meno eclatanti, raccolti sul territorio e su cui nulla trapela. Si sta cercando di capire se qualcuno in città si sta armando e con quali obiettivi.

Ad inquietare, innanzitutto, è la storia della bomba a mano. Raffaele Lo Nardo nascondeva l’arma tra le gambe, mentre se ne andava in giro in sella ad uno scooter a pochi metri da via Libertà. Ha detto di avere trovato la bomba per strada e dopo avere cercato invano di venderla se ne voleva disfare. Ipotesi poco credibile, secondo i poliziotti coordinati dal pm Roberto Tartaglia. Gli investigatori fanno una facile riflessione: una bomba a mano, di quelle in dotazione all’esercito, non serve per intimidire un commerciante che non si piega al racket (almeno non è stata mai utilizzata per questi scopi, più facile usare una bottiglia con del liquido infiammabile) e nemmeno per uccidere qualcuno. Ecco perché la domanda è inquietante: per cosa doveva essere utilizzata? Lo Nardo, che ha precedenti per droga, vive nella zona dl Borgo Vecchio. Una zona dove lo spaccio di stupefacenti è sempre stato sotto l’egida del clan mafioso.

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E poi c’è la storia della 357 magnum trovata sul furgone di Massimiliano Bellavia. In realtà il mezzo era intestato al suo socio nel ristorante della città tedesca dove si è trasferito a lavorare. Le prime indagini avrebbero fatto emergere, in qualche modo, dei collegamenti con ambienti mafiosi di Cruillas. Anche lui ha fornito una versione tranciante: la pistola non è sua, anzi forse qualcuno l’ha piazzata sotto il sedile a sua insaputa. I finanzieri del Gruppo di Palermo, coordinati dal pm Maurizio Agnello, non gli credono affatto. Avrebbero fiutato interessi nel mondo della droga.

In entrambi i casi – la bomba a mano e la pistola – non si tratta di interventi estemporanei, frutto del routinario controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine. C’è una logica investigativa d’insieme. La stessa che fa dire a qualcuno che, anche se non è il momento di creare allarmismi, non bisogna sottovalutare i due episodi e gli altri raccolti in alcuni quartieri della città.

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17 Giugno 2016, 17:13

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