“Borsellino indagava su Corvo 2” | Il mistero dell’agenda rossa

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06 Maggio 2013, 17:51

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CALTANISSETTA- Nelle ultime settimane di vita Paolo Borsellino stava cercando di fare luce su un anonimo, conosciuto come ‘Corvo 2’: una lunga lettera indirizzata, tra gli altri anche al magistrato, in cui si accennava a una sorta di trattativa che l’ex ministro Calogero Mannino avrebbe avviato con il boss Totò Riina. Su questo ha deposto oggi l’ex braccio destro del giudice ucciso in via D’Amelio, il tenente Carmelo Canale, sentito al processo Borsellino quater, in corso davanti alla corte d’assise di Caltanissetta. Imputati i boss Salvatore Madonia e Vittorio Tutino e i falsi pentiti Vincenzo Scarantino, Calogero Pulci e Francesco Andriotta.

Confermando quanto dichiarato il 12 novembre scorso ai pm Giovanni di Leo, Gabriele Paci e all’aggiunto Domenico Gozzo, Canale ha raccontato che Borsellino chiese di incontrare, il 25 giugno del 1992, Giuseppe De Donno, ufficiale del Ros dei carabinieri, perché un collega gli aveva detto che era lui l’autore dell’anonimo in cui si parlava tra l’altro di incontri tra Mannino e Riina avvenuti nella sacrestia di una chiesa. In incognito il teste e il magistrato andarono alla caserma Carini, a Palermo, per l’incontro al quale partecipò anche il superiore di De Donno, l’allora colonnello Mario Mori. Entrambi sono imputati a Palermo nel processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia. La deposizione è particolarmente rilevante perché sposta il tema dell’incontro tra Borsellino e il Ros dall’inchiesta mafia-appalti – i carabinieri hanno sempre sostenuto che fosse stato quello l’argomento di conversazione con il magistrato – ai presunti accordi tra politici e boss. La circostanza rafforzerebbe la convinzione dei pm che Borsellino sapeva della trattativa. Il ruolo di Mannino, altro imputato nel processo di Palermo, emerge anche dall’indagine condotta dai magistrati del capoluogo siciliano che proprio nell’ex ministro vedono il ‘promotore’ del dialogo che pezzi delle istituzioni avviarono con Cosa nostra.

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L’agenda rossa
“Borsellino mi disse che aveva cominciato a scrivere nella sua agenda e che ce ne era per tutti”. Lo ha detto, deponendo al quarto processo per la strage di via D’Amelio, l’ex braccio destro del giudice ucciso, il tenente Carmelo Canale. Il teste, sentito dai giudici della corte d’assise di Caltanissetta, ha precisato che Borsellino teneva l’agenda rossa, scomparsa dopo l’attentato dalla borsa in cui era conservata, sempre con sé. Canale ha anche aggiunto di avere segnalato subito l’importanza dell’agenda rossa agli inquirenti e che la vedova del giudice gli riferì di avere saputo da Arnaldo La Barbera, il poliziotto che guidava il pool che indagò sulla strage, che la borsa in cui il diario era contenuto era andata distrutta nell’attentato. In realtà era in questura dove venne repertata. Su questo aspetto avrebbe dovuto deporre il poliziotto Francesco Paolo Maggi, uno degli investigatori che prese la borsa. Citato per la seconda volta, non si è presentato a deporre non producendo alcuna giustificazione. Rischia la citazione con accompagnamento coattivo.

(Fonte ANSA)

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06 Maggio 2013, 17:51

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