Buco di bilancio: Scapagnini a giudizio | Ma cade l’abuso di ufficio

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12 Gennaio 2010, 12:18

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L’ex sindaco e attuale parlamentare del Pdl, Umberto Scapagnini, l’ex responsabile del servizio di Ragioneria, Vincenzo Castorina, e tredici ex assessori di diverse giunte di centrodestra sono stati rinviati a giudizio per falso ideologico nell’ambito dell’inchiesta sul ‘buco’ in bilancio da centinaia di milioni di euro al Comune di Catania. Prosciolti tre imputati: il ragioniere Francesco Bruno e gli ex assessori Antonino D’Asero e Orazio D’Antoni. La decisione è del Gup Angelo Costanzo che ha però disposto il non luogo a procedere per il capo d’imputazione più grave, l’abuso d’ufficio, sostenendo che il fatto non costituisce reato in assenza di dolo. La prima udienza del processo sarà celebrata il prossimo 30 marzo davanti la terza sezione penale del Tribunale di Catania. Il procedimento ha preso avvio da osservazioni formulate a suo tempo dai revisori dei conti relativamente al bilancio consuntivo dell’anno 2003, sul quale ha mosso rilievi anche la Corte dei Conti. L’indagine avrebbe accertato un deficit di bilancio ammontante complessivamente negli anni a parecchie centinaia di milioni di euro.

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Soddisfatto il legale del sindaco
“Il provvedimento del Gup di Catania, Angelo Costanzo, rende giustizia a tutti gli imputati e in particolare all’ex sindaco Umberto Scapagnini, che pur impedito per ragioni di salute aveva chiesto che il processo continuasse in sua assenza”. Lo afferma il legale del parlamentare del Pdl, il professor Guido Ziccone, commentando il proscioglimento per gli imputati dell’inchiesta sul buco in bilancio al Comune di Catania per il reato di abuso d’ufficio a fini patrimoniali, e il rinvio a giudizio per falso ideologico. “E’ una sentenza importante – spiega l’avvocato Ziccone – perché è caduta l’imputazione nella quale si ipotizzava un interesse personale degli imputati contrapposto a quello pubblico. Rimane da accertare al dibattimento se nel tentativo, per altro fino a questo momento riuscito, di evitare il dissesto del Comune di Catania sono stati adottati atti non corrispondenti alla verità, con l’imputazione residua di falso. Anche per questo capo d’accusa – ricorda il penalista – era stata richiesta l’assoluzione ma non meraviglia che il giudice ritenga che solo il dibattimento possa stabilire se e su quali errori ci sia il dolo”.

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12 Gennaio 2010, 12:18

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