Caro Maurizio, la commedia è finita | Lasciaci almeno un po’ di dignità

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07 Luglio 2017, 12:44

3 min di lettura

Caro Maurizio Zamparini, che scoop!

Non lo sapevamo che Paul Baccaglini fosse pure procuratore ad honorem e non solo presidente effimero e patron immaginario della squadra rosanero. Non l’hai detto, no. Ma è una notizia che si desume dalle tue ultime parole. Infatti, chiosando la nota perquisizione della Guardia di Finanza, hai inizialmente commentato: “Sono esterrefatto. Altro che falso in bilancio. Sono una persona onesta e specchiata”. E te ne diamo atto, per garantismo e perché sinceramente pensiamo che tu lo sia. Vulcanico, schizofrenico in certe scelte, insopportabile, egocentrico e tirannico. Ma perbene.

Poi, hai hai esclamato, chiacchierando con LiveSicilia.it, col tuo proverbiale senso del colpo di scena: “Ho ricevuto una telefonata da Angelo Baiguera (executive manager del Palermo, ndr) che aveva incontrato alcune persone a Palermo. Era esterrefatto e mi disse: ‘Maurizio, mi hanno detto che se non vendi a Baccaglini vengono in Friuli e ti arrestano’. Mi sono messo a ridere e oggi accade tutto questo. Trovo veramente strano l’intervento della Procura dopo quella telefonata”. Insomma, se la logica non è passata di cottura, come uno dei tanti giocatori che hai recentemente acquistato, il sottinteso appare nitido. Non ho venduto, ecco la ritorsione. Altrove sei stato perfino più incisivo e suggestivo: “Ho la Guardia di Finanza in tutte le mie case e nella sede del Palermo, perché non ho ceduto la Società a Baccaglini”.

Una suggestione che ne porta con sé altre, a cascata, dal retrogusto cinematografico, visto che quando si parla di Iene, ex o in servizio, il filmino è sempre dietro l’angolo. Il simpatico Paul alla guida di una sorta di Spectre in grado di maneggiare, condizionare e perseguitare. O addirittura una Procura Baccaglinizzata, prona ai surreali desideri di rivalsa del manager venuto da oltreoceano.

Per piacere, Maurizio, basta così.

Salva, se ci riesci, quel po’ di decenza che rimane, quel minimo di affetto che ancora qualcuno nutre pervicacemente per te, nonostante tu abbia picconato ogni gratitudine, ogni rispetto, ogni legame di riconoscenza con le tue condotte naif.

Ti abbiamo voluto bene per la munificenza dei sogni che ci hai regalato, per la ricchezza, sicuramente interessata, che hai sparso a piene mani, con la sana idea imprenditoriale di riprendertela o di guadagnarci, per Luca Toni, per Cavani, per la finale di Coppa Italia, per la notte di Palermo-Triestina e per tanto altro. Soprattutto perché ci hai fatto sentire belli e forti, anche se solo con un pallone.

Negli anni, tutto lo splendore si è trasformato in cenere. E’ naturale che accada. Le storie d’amore si consumano. Talvolta vengono sparse al vento. Talvolta convivono con l’ultimo tepore, nello stare insieme di una tenerezza che è motivo necessario e sufficiente di speranza. Ma qui siamo troppo avanti, al farsesco svolgimento di una trama che sta distruggendo perfino la memoria. E, sulla scena, ci sei tu.

Tu, nel balletto delle cessioni mai avvenute. Gli arabi, gli americani, i cinesi, i marziani… Tu, nella rappresentazione di un Palermo che avrebbe mostrato i muscoli all’Europa e all’Italia tutte, mentre costruivi squadracce di ignoti fabbri ferrai. Tu e quel Paul B., tirato fuori da chissà quale cilindro e additato nell’effigie di salvatore della patria. Una trattativa condotta per mesi e risolta in un flop, senza neanche un po’ di rossore, senza un grammo di vergogna per le promesse non mantenute al cospetto di un’intera città.

Tu, scrittore e attore, nella commedia quotidiana. E noi che la guardiamo e non ridiamo più, con un senso incombente di tragedia. Perché, quando arriva la finanza, nei film come nella vita, c’è sempre un dramma che potrebbe realizzarsi. E, certo, le modalità dell’intervento sono oggetto di discussione, i contenuti della cosa in sé appaiono, finora, fumosi. Hai il diritto di chiarimento, difesa e replica come e quando credi, non di ridurre tutti i passaggi all’avanspettacolo

Metti fine alla recita, dunque: è l’ultimo favore che ti chiediamo. Lasciaci i sogni anneriti dal rimpianto, risparmiaci il prossimo numero in cartellone. Lascia di te il meno peggio che puoi, se puoi. Rassegnati, Maurizio: la commedia è finita.

 

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07 Luglio 2017, 12:44

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